Estate 2002, beltempo si spera...

Sardegna 2001
La foto è del 2001 ma per adesso è l'unica che ho...
Arrivo anch'io con la cronaca delle vacanze. Ormai son passate due settimane e i ricordi sono gia' sbiaditi, un po' come i miei rimasugli di abbronzatura leopardata (non metto mai la crema e mi spello come un serpente...)
Il tempo a disposizione e' stato pochino, solo due settimane (mi sono persa anche la cena di IHN a Capraia!) e l'itinerario previsto e' stato ridotto di conseguenza. La pratica dei fatti ha poi decurtato ulteriormente i gia' modesti obiettivi.
Ma veniamo al dunque: venerdi' due agosto alle ore diciotto Barchimede esce dalla diga dell'avanporto di Genova Sestri con a bordo: Marco, marito padre e skipper, Martina, 15 anni e una dozzina di chili di libri da leggere, Mario, quasi dieci anni, unico bagaglio un game boy ben fornito di cartucce, Astrid e Strillo, gatti europei senza diritto di voto, nonche' la sottoscritta che ben conoscete. Quasi dimenticavo Arturo, il nostro Autohelm 800, membro piu' che onorario dell'equipaggio...

Il meteo promette venti forza tre dai quadranti meridionali. Prima di partire diamo un'occhiata in internet e tutto sembra tranquillo. Destinazione: Capo Corso.

Diamo randa piena e il genova grande, piu' un po' di motore perche' il vento scarseggia. E' ancora chiaro quando un bel branco di delfini viene a giocare con la barca, con grande divertimento dei ragazzi (non posso piu' chiamarli bambini...). Stanno con noi una buona mezz'ora, cosi' vicini che gli spruzzi dei loro salti arrivano in coperta. Il mare e' un po' mosso ma sopportabile, in ogni caso, essendo il primo giorno io e Martina ci prendiamo la xamamina: la notte e' lunga e non si sa mai...

Al tramonto possiamo spegnere il motore, il vento, al lasco di sinistra, sta rinforzando. Iniziamo i turni di guardia: due ore a coppia, io con Mario e Marco con Martina. Al timone sta sempre Arturo, benemerito. Verso le undici, visto che l'anemometro sta piu' sui venti che sui quindici, suggerisco di cambiare il genova grande con l'olimpico, meglio troppo presto che troppo tardi. In effetti, al turno successivo diamo anche una mano. Il vento aumenta progressivamente e gira da SE. Cominciano ad arrivare spruzzi e fa un freddo boia: felpa e cerata completa. Arturo ce la fa egregiamente, nonostante il mare sia gia' bello tosto, me ne accorgo quando scendo per il cambio di turno: questa barca in cabina non ha appigli o tientibene, per arrivare alla mia cuccetta mi procuro una serie di lividi che nei giorni seguenti faranno bella mostra di se' sulle mie cosce pallide.
Quando arriva a trenta nodi il vento e' sempre piu' stretto: mandiamo un pensierino al bollettino e diamo anche la seconda mano. Poi, verso le cinque togliamo l'olimpico che e' meglio stare dalla parte della ragione. Mario si addormenta in pozzetto e Martina in cuccetta;-) Io e Marco ci diamo il cambio regolarmente, salvo necessita'. Infatti sta albeggiando, la Corsica e' ormai piu' che un'ombra alta e nera all'orizzonte, quando Marco mi sveglia: un paio di raffiche avevano mandato l'anemometro a fondo scala, e visto che dopo i cinquanta ci sono i cinquantacinque... meglio togliere anche quel poco di randa e proseguire a motore. Il vento e' davvero forte ed esattamente contrario, ma le onde man mano che ci avviciniamo al ridosso diventano meno alte, sebbene piu' ripide e con le creste a volte nebulizzate. Facciamo su un carpogno bitorzoluto insaccando a cazzotti la vela dentro al sacco della seconda mano e leghiamo su tutto come un salame: non sara' elegante, ma non si puo' andare troppo per il sottile.
Intanto la notte e' andata.
Il vento si e' assestato a SSE e noi volevamo andare a St Florent, quindi all'altezza della Giraglia decidiamo di girare verso ovest, stando sottocosta, e di fermarci appena possibile.
Comunque sia arriviamo a Centuri senza danni, una bella pastasciutta in rada e' quel che ci vuole per riscaldare gli stomaci e rinfrancare gli animi. Per la fretta diamo fondo su un banco di poseidonia, e mentre l'acqua sta per bollire vediamo dal tambuccio 360 gradi di costa sfilare a velocita' vertiginosa. Saltiamo fuori con agilita' felina e rifacciamo velocemente l'ormeggio un po' piu' sotto costa, dove il fondo e' sabbioso.
Buona la due, finalmente si mangia! Dopo pranzo mi sdraio un attimo e, mi dicono, perdo conoscenza per tre ore :-) ragazzi, non c'ho piu' vent'anni, un po' di recupero me lo dovete concedere... Marco e Mario invece vanno a fare il bagno, con 'sto freddo. Martina legge.
I gatti cominciano a riprendersi e reclamano cibo: hanno sofferto il mal di mare (non posso mica dargli la xamamina anche a loro: ho difficolta' con il dosaggio...). Pero' si sono comportati educatamente: a un certo punto, nella notte, la cassettina con la sabbietta si era spostata in modo che il portellino basculante fosse poco accessibile, cosi' la Astrid e' uscita e, tra gli spruzzi, ha fatto pipi' sulla scotta della volante. Poi e' rientrata a saetta senza nemmeno far finta di scavare... sempre meglio che sul divano del quadrato :-)


(La randa nuova non è inferita sul boma, adesso Strillo ha perso il suo punto di osservazione preferito...)

Dopo una nottata abbastanza tranquilla ci spostiamo nel golfo di st Florent. Il vento e' calato, tra l'altro i bollettini non hanno fatto parola della burrasca che ci siamo presi nella notte: che sia stato un sogno? No, ho le prove: i lividi sulle gambe stanno li' a dimostrarlo.

Arriviamo al porto verso le tre di pomeriggio.
Propongo di entrare subito, tanto la spiaggia non e' lontana e forse avremo piu' probabilita' di trovare posto. Pia illusione: non ci fanno nemmeno avvicinare. Provo via radio ma la risposta e' la stessa: non c'e' posto. La spiaggiona ci sembra troppo aperta, troviamo una piccola insenatura, strettissima e poco profonda e ci facciamo spazio tra le poche barche ancorate in fila indiana. Il posto e' molto carino, faccio anche il bagno, ma e' pieno di secche: nella notte entra la brezza di terra e ci fa ruotare dolcemente sopra un cuscino di alghe che ci immobilizza. Si dorme benissimo, ma al mattino dobbiamo strattonare un po' per uscire ;-)

Contrattando via radio otteniamo il permesso di entrare in porto per un paio d'ore, giusto per fare acqua, peraltro pagata profumatamente, e un po' di cambusa. Poi si torna in rada, e nel golfo ce ne sono di bellissime.
Restiamo li' due o tre giorni.

I bollettini, quando ci sono, si susseguono misteriosi. La situazione e' sempre diversa da quella annunciata e non si sa cosa pensare. Telefono a un'amica, in crociera sulla costa est della Sardegna, che mi da un ragguaglio un po' piu' attendibile: ha fatto un abbonamento con un servizio meteo personalizzato, e quando vuole puo' telefonare per una previsione precisa e dettagliata della zona dove e'. Morale, mi conferma che e' in arrivo una burrasca forza 7 da sudovest che nelle ore successive ruotera' da nordovest, rinforzando fino a forza 8.

Consiglio di famiglia: il golfo di St. Florent offre, nel lato sud, un discreto ridosso al sudovest, ma per il maestrale non c'e' nemmeno un angolino riparato. Non e' prudente ne conveniente restare li', visto che in porto non e' possibile entrare. Si va a Macinaggio e "noi speriamo che la caviamo". Partiamo la mattina presto con solo il genova tre, ma una volta fuori lo cambiamo con la tormentina: il sudovest e' gia' montato forte, le onde sono enormi e le creste frangono. Ci leghiamo tutti e quattro in pozzetto e inizia la cavalcata. Questa volta Arturo riposa, Marco sfrutta le onde al giardinetto e Barchimede surfa a dodici nodi. Be', almeno arriveremo presto. C'e' il sole e non fa freddo, ma le nuvole alte e lenticolari non sono per niente rassicuranti: cerco di non guardare indietro perche' i muri d'acqua che ci inseguono lo sono ancor meno. Pero' l'umore a bordo e' buono: non sara' mica tutta cosi'!
In poche ore arriviamo a Macinaggio e dall'altra parte del capo e' tutta un'altra musica: il mare e' piatto, anche se le raffiche che scendono giu' dalle valli sono improvvise e cattive. Ma e' quasi finita, tra poco saremo al sicuro.
Una task force di ormeggiatori ci attende all'imboccatura del porto: ce ne sono sui due lati dell'ingesso e sul gommone di servizio, tutti agitano le braccia in modo inequivocabile urlando "Non c'e' posto! Non c'e' posto!".

Mi ricordavo Macinaggio come un posto di frontiera, mi ricordavo le barche in seconda e terza fila, mi ricordavo il porto gremito in ogni buco ormeggiabile, mi ricordavo la solidarieta'. Mi ricordavo male.

Diamo fondo davanti alla spiaggia, in linea con una fila di gavitelli, o dovrei dire boe di delimitazione del canale vicino all'imboccatura del porto. In ogni caso ci verranno utili per confermare che non stiamo arando. E meno male che tiene bene: stiamo li' tre giorni, vediamo entrare e subito dopo uscire una quantita' di barche: sul canale nove hanno messo un disco che canta sempre la stessa musica: Non c'e' posto, non c'e' posto, non c'e' posto. Lo dicono molto bene anche in italiano ;-)

Il vento e' sempre fortissimo, la barca brandeggia abbondantemente come il suo solito ma ormai non ci faccio piu' caso. Quello che mi impressiona sono le nuvole: lenticolari, una sopra l'altra, precisamente come si vedono nei manuali di meteorologia. E una sera assistiamo a un fenomeno inquetante: una tempesta magnetica, al largo in direzione dell'Elba, con decine di fulmini contemporanei che danno alla nuvola una luminostita' fluorescente e irreale. Meno male che e' lontano...

Se non fosse per le provviste fresche che scarseggiano non si starebbe neanche male: Marco e Mario vanno in spiaggia con le pinne e io e Martina leggiamo e leggiamo, spaparanzate. Ma non abbiamo un tender e in un modo o nell'altro dobbiamo tentare un colpo di mano: il poco pane avanzato e' diventato cosi' duro che non si riesce a scalfirlo nemmeno a martellate. Cosi', una sera verso le sette e mezza entriamo in porto, tentando il tutto per tutto. Ignoriamo i segnali degli ormeggiatori e ci dirigiamo al distributore: almeno gasolio ce lo lasciate fare? Siccome nel serbatoio abbiamo il pieno, tiriamo fuori due taniche e le facciamo riempire. Poi chiediamo se possiamo fare acqua. In teoria non si potrebbe, ma non so come Marco si intorta il benzinaio e ci viene concesso questo favore. Pero' dobbiamo pagare, e per farlo bisogna andare in capitaneria. Ben volentieri, una buona scusa per tirare in lungo... ma "contemporaneamente" non possiamo stare li' ormeggiati alle pompe perche' il via vai delle barche a quell'ora e' notevole. Insomma, mentre io percorro i trecento metri di banchina per andare a pagare l'acqua, Marco fa circling a motore davanti al benzinaio. Pazzesco. Intanto si sono fatte le otto e venti, e quando Marco si riavvicina per farmi salire a bordo il benzinaio con aria cospiratrice ci fa segno di ormeggiare in fondo al moletto: se promettiamo di partire presto domattina possiamo stare qui per la notte. Pagando, s'intende...

In realta' nel porto ci sono almeno una ventina di posti liberi, alle nostre proteste accampano vaghe scuse. Adesso, dopo aver letto i vostri resoconti ho capito la manfrina. Che ingenui che siamo stati...

La mattina dopo il benzinaio ci chiede quanto tempo abbiamo bisogno per essere pronti a partire. "Venti minuti?" Rispondo io con un sorrisone. "Se ce la fate in dieci minuti vi ho trovato un posto vero e nessuno vi manda piu' via".
In tre minuti siamo fuori. Il nostro amico infila una maglietta da ormeggiatore sopra quella da benzianio e ci guida col gommone verso un posto in banchina. E' un po' piccolo e la trappa e' corta, ma in un modo o nell'altro ci arrangiamo. Piovera' per i due giorni successivi: e' stato un vero colpo di fortuna... (pero' mance non ne abbiamo date. Duri e puri fino all'ultimo :-)

Dopo cinque giorni di sosta forzata Marco comincia a scalpitare. I bollettini non sono per niente rassicuranti e danno ancora burrasche ovunque, ma il cielo si e' compattato sul nero e la situazione sembra piuttosto statica, nel senso che non smette piu' di piovigginare. Pero' il vento e' calato molto, anzi e' quasi in piatta. Abbiamo gia' passato qui un terzo di tutta la vacanza, ci resta solo una settimana e conviene approfittare. In fondo Capraia e' solo a 16 miglia, con questo cielo occluso le condizioni non possono cambiare troppo rapidamente e prima ci schiodiamo di qui meglio e'.

Quando passiamo davanti al benzinaio facciamo grandi cenni di saluto, e lui ci grida: "Non dite a nessuno che si e' liberato un posto, altrimenti qui sono casini..."
Mah.

Il mare e' ancora molto mosso, ma il vento (da ovest) e' scarso anche fuori. Lasciamo i ragazzi in cabina e tutti inceratati andiamo con randa piena, genova e un po' di motore. Conviene timonare a mano perche' le onde sono abbastanza incasinate, la maggior parte al traverso, ma c'e' n'e' da tutte le direzioni.
Davanti a noi il cielo sembra sempre piu' chiaro mentre la Corsica sta scomparendo dentro nuvoloni neri.
Dopo un'oretta il vento aumenta un pochino, la situazione sembra stabile e, visto che ha pure smesso di piovere, con l'aiuto di Arturo mettiamo su lo spi.

Il porticciolo non e' strapieno: ci sono solo tre o quattro barche in seconda fila sulla sinistra. Escludiamo il molo del traghetto per via della risacca e dopo un paio di giri d'ispezione Marco decide di mettersi a destra, subito sotto al faro verde, dove sembra che ci sia un po' di posto, in seconda fila ma non troppo scomodo per scendere. Prendiamo molto sopravvento e diamo fondo nel centro del porticciolo. Mentre ci avviciniamo a marcia indietro tutte le persone a bordo delle altre barche si attivano per darci una mano, o anche solo buoni consigli. Ci prendono le cime, ci avvisano di un bassofondo e ci segnalano una catenaria sommersa alla quale possiamo portare una cima in piu', per sicurezza. Insomma, dopo essere stati tanto respinti in Corsica ci siamo quasi commossi. Appena finito di legare l'ultima cima viene giu' un acquazzone da affogare. Ma noi siamo dentro al calduccio.

La mattina dopo faccio un po' di spesa e poi partiamo per Livorno. Il mare e' ancora tremendo, ma ormai ci stiamo facendo l'abitudine. Come pure ci stiamo abituando alle cinture di sicurezza, che non avevamo mai dovuto utilizzare cosi' spesso. Pero' e' una precauzione che non ci sentiamo di evitare.
Il vento e' al lasco e passa da 20 nodi scarsi fino a punte di 40, per questo teniamo solo il genova pesante. Confesso che mi faccio un pisolone di due ore, uscendo solo verso la fine a dare il cambio al timone...

Ci ormeggiamo alle otto allo Yacting Club di Livorno, accolti con gentilezza e professionalita'. Ci danno cime e una passerella piu' lunga della nostra, vista l'altezza della banchina. Mario fa amicizia con tre ragazzine della barca accanto e alla sera gozzoviglia fino a mezzanotte. Il tempo e' ancora brutto e ce ne stiamo una giornata fermi a riposare, anche se il comfort non e' dei migliori, vista la notevole risacca dovuta al via vai continuo dei traghetti.
L'indomani partiamo per Bocca di Magra, dove ci aspettano alcuni amici: il tempo sembra essersi assestato a una dimensione piu' umana. Finalmente si vede un cielo estivo, la brezza invece della tempesta e posso riporre le cinture nel gavone.
Restiamo tre giorni a Fiumaretta, sul lato destro del Magra, e l'ormeggio mi piace tanto che sto meditando di trasferire li' Barchimede appena scadra' il contratto a Genova.

Il ritorno non merita menzione: una tappa tranquilla a Chiavari e l'ultimo pezzetto a motore con il tendalino montato e tutti a leggere all'ombra.


Adesso, giugno 2004, vorremmo vendere questa bella barca. Chi fosse interessato (o anche solo curioso...) può trovare una scheda descrittiva e qualche foto qui

torna a "la vela"
torna alla home page