Con 11 milioni torna anatomicamente signorina
Il chirurgo ha detto che non sentiro' niente. Be', intendeva che non sentiro' male durante l'operazione, o dopo. Spero.
Non vorrei che intendesse proprio *niente* nel senso di *piu' niente*.
A parte il fatto che ormai sentivo poco anche cosi'. 
Non e' vero come dicono che l'esercizio sviluppa l'organo. A me, a furia di usarlo l'organo non suona piu', o quasi. Sara' anche stato suonato male, strimpellato e anche peggio, questo e' un fatto.
Ma poi, alla fin fine chi se ne importa. Non e' per quello che lo faccio accomodare. 
E' che voglio proprio cambiare vita: mi sistemo una buona volta, con i piedi caldi.
Sono riuscita a tenerlo sulla corda per due mesi, da quel primo incontro. L'annuncio parlava chiaro: cerco signorina bella presenza settentrionale e illibata.
La presenza ancora c'e', e sono di Giussano. Per il resto, mi sono comprata apposta un taiorino di una misura in piu', grigio ferro, e la camicetta bianca abbottonata fino al collo, con le mocassine e le calze marroni. Cosi' pensavo fosse una signorina illibata, e cosi' pensava anche lui. 
Ha funzionato.
In fondo, non e' molto diverso da tutti quelli che mi vengono a trovare dalle dieci alle cinque orario continuato, ma se anche mi avesse gia' incontrata, non mi riconoscerebbe. 
No, non sono piu' io.
Un po' per lo sfratto, che mi ha messo l'angoscia, un po' per il tempo che passa, che mi mette la malinconia, mi e' andata via la voglia di tirare avanti cosi'. Per cosa, poi? Per chi? I prossimi sono quaranta, e nessuno me la da' la pensione, a me.
Ho trovato il modo di investire bene quei quattro soldi che ho avanzato, altro che i bot che non rendon piu' niente. Per riscattare la casa non bastavano, e invece cosi' mi e' rimasto anche qualcosa per la dote. 
Ho comprato un baule e ci ho messo dentro le lenzuola di lino e le tovaglie che mi ha venduto un cinese, sul mercato. Gli diro' che le avevo ricamate io quando andavo dalle suore. E gli raccontero' del collegio, e di quella santa donna di mia zia che mi ha tirata su' togliendosi il pane di bocca per pagarmi le lezioni di piano, che poi del tutto inventato non e'.
Ma un po' alla volta, glie le devo propinare un po' alla volta.
Quando sono scesa dal treno a Varese, due mesi fa,  mi era venuto in mente di tornare indietro. Poi ho ripensato alla stanza con le tende di velluto rosso e lo specchio sopra il letto, e mi e' salita una nausea, un magone che non sapevo piu' che cosa fare. E cosi' sono andata avanti, fino alla fontana. 
Il sole a picco sulla testa, il sudore che mi colava dalle ascelle, e lui era li', bello bianco e rosa, con la riga in parte, e il vestito nero e un mazzo di fiori dietro alla schiena. 
Mi sono detta: basta.
Domattina entro in clinica. A lui ho spiegato che vado a fare la barelliera a Lourdes, cosi' se sto poco bene non si spaventa, che non mi faccio sentire.
Non sa neanche dove abito, gli ho detto che sto da una parente che suo marito e' molto riservato e non vogliono visite. Per quello gli ho dato solo il telefonino. Crede che faccio la segretaria da un commercialista di Desio, ma dopo sposati mi tiene a casa. Lui e' abbiente, mi ha detto, se lo puo' permettere. 
Non so ancora cosa faro', tutto il giorno. Io non sono tanto una per la casa, ma mi posso anche adattare: ce n'e' di peggio.
Per ora non ci penso, mi sento la testa leggera leggera, non son capace di fare ragionamenti. Quando sara' il momento, vedremo.

Giugno 99