EDS - Confessore: I racconti

C'ERA UNA VOLTA…

- Zia A, adesso che camminiamo verso la casa, me la racconti un'altra volta la storia Dov'è?
- Sì, ma attenta, non c'è traccia di strada. Non mettere il piede lì, il passaggio è molto stretto. Fermati. Vado avanti io, dammi le mani, tutte e due. Cammina sulle mie orme. Bene, così, ci sei, bravissima la mia Martina.

Allora. Una volta, tanto tempo fa, in questo posto abitava una ...
- principessa piccina piccina?
- No, quella è un'altra storia.
- una regina col vestito rosa?
- Anche questa è un'altra storia, lo sai.
Abitava una signora, solo una donna. Marie e Madaleine la chiamavano Mrs. Hazel...
- Mrs. Hazel si chiamava?
- No, si chiamava Marta...
- Come me, zia A!
- Sì, come te; Marta; ma Marie e Madaleine erano piccole, loro sì piccoline, e non erano mai state qui; e di solito vivevano in una città buia del nord che di notte, però, aveva tante luci che nascondevano le stelle, eppure qua, che le stelle ci sono, loro due avevano un po' di paura lo stesso la sera. La loro mamma, allora, per farle addormentare, aveva inventato una fiaba.
Mrs. Hazel abitava felice in una casa gialla più in alto, in mezzo al bosco dove vivevano tanti scoiattoli che andavano da lei ogni mattina ad aiutarla: uno lavava i vetri, l'altro andava a fare la spesa, un altro apparecchiava la tavola, un altro ancora zappava nell'orto; tanti, sai, piccoli scoiattoli con le loro code rossicce, gli occhietti vispi, tutto il giorno affaccendati per tener vivo questo posto.
- uno stirava, uno cuciva, uno bagnava i fiori e… il più piccolo dormiva!
- E le bambine si addormentavano sognando di poter vedere gli scoiattoli lavorare il giorno dopo.
- E li hanno visti?
- Noo, Martina. Mrs. Hazel era una fata e solo le fate potevano vederli e parlare con loro.
- E gli scoiattoli aiutavano Marta.
- Già, sì, aiutavamo Marta che era un po' fata anche lei, e poteva pure volare se aveva le scarpe blu; ma lei lavorava: preparava il pranzo, la cena, puliva, stendeva il bucato, piantava fiori e insalata, cuciva, leggeva, chiamava molte persone; ce n'erano sempre tante quando Marta viveva qui.

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Sabato 1° Luglio:

Colonna a doppia entrata. Ogni spazio occupato, colpito, riempito. Ho vinto!
Lunedì 31 Luglio:
Agosto: Lì . BC 26 - 2/9 XYZ x 4 x 7. Wow!!
Got it, once more!

ma che stanca che sono!!

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- E adesso dove sono tutte quelle persone?
- Ognuno a casa propria, qualcuno vicino, qualcuno lontano, qualcun altro...mah! chissà dov'è, se c'è.
- E gli scoiattoli? quelli ci sono ancora?
- Sì, loro continuano a muoversi in casa.
- e Marta? dov'è?
- Nessuno lo sa più. A casa? In città? Un giorno voleva partire...

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Sabato 26 Agosto:

2,9,16,23,30 Settembre. Nessuna casella vuota. Bene, ma ora non posso andarmene. Vedremo in Ottobre.

Domenica 15 Ottobre Oggi BL XX2 parte. Alla fine domani partirò.

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16 Ottobre

Le 5 e 40 del mattino. Troppo presto. Riesco a fumare in santa pace prima di mettermi in moto.

Sono le 6, le luci della notte ancora accese preparo il caffè, il primo, tanto per svegliarmi. Colazione più tardi, quando avrò fatto la valigia. Poche cose, posso star lontana da qui solo tre giorni.

Sono le 6 e mezzo, la sottile striscia di luce rosata a sinistra non è sufficiente a spegnere i lampioni. Il vento che spira da ovest non porta il canto del gallo. Stendo il bucato: qualche tovaglia e qualche lenzuolo, gli ultimi di casa.

Sono le sette e mezza, il cielo è un po' annuvolato; niente più rosa, senza luci i viali. Preparo la zuppa ai cani, apro il recinto; riordino le chiavi e le carte, ricopio gli appunti. Faccio la doccia.

Oggi è il giorno in cui finalmente partirò. Mi asciugo i capelli, mi stendo una crema sul viso: il vento dalla pieve romanica trascina una polvere densa di granelli lucenti che smerigliano la pelle. Sarà pioggia violenta quando cesserà. Stacco le antenne, le spine del fax e del cordless. Il pc più tardi, voglio controllare la posta.
Rispondo a due lettere: dalla Nigeria "Qui davvero tutto bene, non preoccuparti, il pericolo è lontano; ne sento solo parlare nel nostro piccolo orto concluso. Riesci finalmente a partire? Fallo, non puoi aspettare più a lungo -- A.". "Dici la verità? fammi sapere tutto e comunque, mi raccomando. Parto oggi, ma lunedì sarò ancora qui. Ti abbraccio. -- Marta". Da Torino " Ritornerò venerdì, dunque sabato posso darle una mano, se ne ha bisogno. -- Luca". " Non credo io riuscirò ad essere a casa prima di lunedì. Capitaci, però, qualcuno lo troverai. -- Marta". Scrivo una mail "Se tutto funziona, nel pomeriggio partirò. Ti telefono" -- Marta"

Sono le otto e un quarto. Devo far colazione: latte, mi hanno consigliato, e cacao, mi piace, con pane salato, è buono. Il sole è sopra il crinale di sinistra; una nuvola grigia di fronte, sulla chioma della quercia, incomincia a depositare grosse gocce di acqua. Il vento non riesce ad allontanarla. Ritiro il bucato; nessuno ci sarà a farlo nei prossimi giorni e oggi è il giorno in cui finalmente partirò. A nord sottili lembi di nebbia come spuma di mare salgono da fossi e valloni.

Otto e mezza; piove pesante acqua gelata e niente è più azzurro. Nuvole bianche a settentrione si dispongono a nascondere l'ultimo monte.
Il campo arato su in alto si liquefa in fango, deborda dal fosso di scolo prende velocità, trasporta sempre più foglie verso il condotto.

Sono le 10. E' cessata la pioggia. Non vedo il ciliegio a mezza costa. Non c'è; più. Il fango si posa a strati occupando tutti gli spazi sul piano della via. Una striscia viscida in movimento cancella la strada.


- Pronto? Sono io, Marta. Sono da sola. Non posso muovermi, non posso passare adesso. Devo pulire i canali e la strada. E tra tre giorni, lo sai, dovrò essere a casa di nuovo. Non aspettarmi. Qui ricomincia a diluviare.

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- Zia A, perché Marta voleva partire?
- Voleva partire perché... perché
- per andare in città, zia.
- Ah, già, è vero. A Marta piaceva girare per le strade che sono tante in città, una che continua nell'altra, che si muovono a destra, a sinistra, una curva più secca, l'altra più dolce, un vicolo, una strettoia, un viale; le piaceva vedere i portoni uno stretto con l'altro, i cancelli di ferro chiusi su vecchi giardini, salire sui tram; le piaceva osservare persone che vanno al lavoro, fanno compere, tornano a casa. Andava in città a ...
- comperare un altro paio di scarpe blu per camminare e volare, per guardare negozi e vetrine e per incontrare Pat. -
- Sì, e per incontrare Pat che, però, Patrizia non era, ma viveva in città. Marta non si stancava mai quand'erano insieme e le sue scarpe la facevano arrivare lontano, più avanti, riusciva ad andare ancora più in là e ancora più in su fino a raggiungere...
- Perché ti fermi, Zia A? Qui non c'è niente. Solo una pianta su quel mucchio di terra. Cos'è?
- Un ciliegio, Martina. Li vedi quei fiori bianchi qua e là? Tra tre giorni inonderanno tutta la chioma e abbracceranno il tetto della casa.
- La casa dov'è?
- Lì! Quella tegola rosa coperta di muschio tra il grigio della terra.


- E le scarpe blu porteranno di nuovo Marta quassù e lei uscirà ancora a cogliere i fiori per la sua casa che qui non c'è più.
- Sì, e Marta uscirà un'altra volta da qui e le scarpe blu la porteranno di nuovo da Pat che ancora è laggiù.
- Zia A, finisci la storia Dov'è. E vissero felici e contenti,.
- Sì, Martina. E vissero felici e contenti per 100 anni e forse qualcuno di più.