EDS - Confessore: I racconti
Diventare grandi.
L'alba era ancora lontana quando nostro Padre venne a svegliarci.
Io e Thzyxx ci eravamo appena addormentati, stretti l'uno contro
l'altro, come sempre; avevamo da poco ceduto alla stanchezza,
dopo
aver parlottato fitto fitto sotto i nostri mantelli per buona
parte della notte. Non ci eravamo risparmiati nessuna delle piu'
ingegnose fantasticherie su quanto ci attendeva l'indomani. Non
c'era stato modo di scoprire cosa ci sarebbe accaduto; era cosi'
da sempre, ed i segreti erano cose serie. Sapevamo una cosa sola:
saremmo diventati grandi.
Ora il giorno era giunto. Appena il tempo di guardarci l'un
l'altro e udimmo Padre svegliare il drago. La bestia si alzo',
infine, tra sbuffi e gemiti; di malavoglia si lascio'
imprigionare dai finimenti. Raccogliemmo le nostre cose e uscimmo
nella notte. Non ci fu tempo per salutare Madre; forse dormiva
ancora, eppure credetti di udire, dal ventre della casa, un
gemito soffocato. Salimmo in sella al drago; appena il tempo di
aggrapparci ai legacci e Padre, con un urlo, gli fece iniziare la
corsa.
Il drago corse stava ancora correndo quando fece chiaro, ed
ancora
quando il primo sole fu alto e gia' il secondo sorgeva dai
monti verso i quali eravamo diretti.
Ad ogni scossone io e Thzyxx rischiavamo di esser sbalzati sulle
pietre del sentiero, ma ci saremmo rotti l'osso del collo
piuttosto che sfidare la collera di Padre. Finalmente giungemmo
alle pendici dei monti, e ci accampammo per la notte nei pressi
di una sorgente. Mangiammo carne secca in silenzio. I miei occhi
rincorrevano ansiosi quelli di mio fratello, ed i nostri,
insieme,
quelli di Padre. Era piu' silenzioso e severo del solito, perso
in chissa' quali pensieri; resto' a lungo a rimestare la brace
con un ramoscello, lentamente. Sebbene la stanchezza
del viaggio mi opprimesse, per qualche istante riuscii a fingere
di dormire per spiarlo: le squame del suo mantello
riflettevano la luce della brace e delle stelle. Ma cedetti al
sonno ben prima che Padre, con un gesto delicato degli artigli,
ci rimboccasse la coperta con infinita tenerezza.
Ci levammo di buon mattino, e presto fummo di nuovo in marcia.
La strada prese ad inerpicarsi sulle pendici del
monte, fino a divenire un sentiero scosceso. Il drago faticava e
sbuffava, e Padre dovette frustarlo per farlo proseguire. L'aria
sottile risuonava di urla e strepiti, ed il cuore ci scoppiava in
petto. Arrivammo in vetta alla ultime luci del giorno. Senza una
parola, Padre stese il braccio verso occidente: incastonata tra
le montagne vedemmo una vallata rigogliosa, percorsa da un
fiume tortuoso che sarebbe diventato una cascata tra qualcuna
di quelle gole scoscese; cercammo di udirne il rombo, ma l'ansito
greve del drago copriva ogni rumore lontano. Thzyxx mi indico'
qualcosa di luccicante tra la vegetazione, ma subito il buio
calo' sulla nostra meta finalmente svelata.
Venne ancora l'alba, e ci sorprese gia' svegli. Era il Giorno.
Al nostro ritorno saremmo stati adulti. Avremmo potuto cavalcare
un drago e portare il pugnale alla cintola, indossare l'armatura
e l'elmo di battaglia; nei giorni di festa le Madri del villaggio
avrebbero riservato i dolci ai nostri fratelli piu' piccoli.
Padre ci indico' il cammino. Ci disse cosa dovevamo fare, e prima
che iniziassimo la discesa ci abbraccio' come si abbracciano gli
uomini. Giungemmo presto in quella valle nascosta tra i monti.
Camminammo
all'ombra di edifici abbandonati da secoli e sommersi
da felci gigantesche. Ci aprimmo la strada a malapena tra gli
arbusti che nascondevano le pietre di quell'antica citta'.
Guadammo il fiume ed infine giungemmo alle colonne di roccia,
disposte in un cerchio perfetto dalla mano di un gigante o di un
dio. All'interno del cerchio, proprio al centro del prato, stava
l'albero che ci aveva descritto Padre. Dovevamo fare quello che
ci era stato comandato.
Thzyxx era sempre stato piu' risoluto di me; allungo' la mano
verso un frutto, lo stacco' dal ramo e lo morse con prudenza. Io
esitai e gli chiesi che sapore avesse, ma non mi rispose; urlai,
lo insultai, ma ancora non mi rispose. Non mi staccava gli occhi
di dosso. Lo minacciai col pugno, ma non servi' a nulla. Mi
guardo' con un'espressione che non gli conoscevo, e sputo' il
nocciolo tra i miei piedi. Mi volse le spalle e si incammino'
lentamente verso il fiume. Rimasto solo, mi morsi il labbro per
frenare lacrime di rabbia. Poi mi decisi: c'era un solo modo per
capire cosa gli fosse accaduto; colsi uno di quei frutti e lo
divorai a grandi morsi. Poi mi misi in cerca di mio fratello.
Lo trovai senza difficolta'. Seduto sulla riva, Thzyxx lanciava
pigramente sassi nell'acqua immota di una piccola ansa del fiume.
Ad ogni passo potevo vedere i suoi pensieri con maggiore
chiarezza. Il tumulto che avevo nel cuore annuncio' il mio arrivo
prima ancora dello scricchiolio delle pietre sotto i sandali. Mi
sedetti al suo fianco. Non ci guardammo ne' ci dicemmo una sola
parola;
non ce n'era piu' bisogno.
Thzyxx tiro' un sasso nell'acqua; il cerchio aveva appena
iniziato ad allargarsi che subito la mia pietra lo centro'.
Sentii il suo sorriso, e lui il mio. Rimanemmo in riva al fiume
fin quasi al tramonto a scambiarci le nostre anime.
Poi ci alzammo, ed affrontammo la salita verso il valico.
Eravamo
diventati grandi, ed andammo a conoscere nostro Padre e
nostra Madre, e poi ancora il villaggio, e tutto il resto di quel
Mondo senza Bugie.