EDS - Confessore: I racconti
Sobrarbe
Mi sono svegliato in lacrime da uno dei sogni più tristi che abbia mai fatto, che lei ed io eravamo bambini (nove o dieci anni) ed ero in casa sua ad aspettare che finisse i compiti per uscire a giocare. Dopo essermi sciacquato la faccia sono andato al telefono e ho composto un numero a caso. La voce di una persona anziana, una donna, ha risposto: "Sì?"
"Sobrarbe," ho detto io.
"Prego?"
"Io Sobrarbe non lo posso soffrire e Adelita mi fa rabbia con i suoi atteggiamenti servili all'eccesso e donna Angustias soffre e fa soffrire gli altri degli sbalzi di una menopausa un poco troppo lunga ma le sopporto quelle tre talpe ammaestrate perché per lo meno conoscono bene l'ingranaggio amministrativo," recito in dizione perfetta, quindi riattacco. Faccio colazione, mi vesto e vado a lavorare.
Vivo nella menzogna. So che Silvia va a letto con Mongiorgi, ma non dico niente. Mio padre, titolare dello studio per cui lavoro, mente invece per questioni finanziarie: speculazioni, evasioni, bustarelle e intascamenti vari. Io, nella vita di tutti i giorni, fingo di essere qualcun altro. Ho 32 anni e faccio l'agente immobiliare.
Sull'autobus c'erano tre ragazzine probabilmente al primo anno di università, che tutte contente discorrevano ad alta voce di libretti, appelli, ritardi, burocrazia, aule, docenti eccetera. Per qualche ragione che non riuscivo a individuare, vederle e ascoltarle mi metteva di malumore. Una era anche abbastanza carina, portava un golf azzurro aderente e una minigonna grigia, e non era truccata. Sono stato ben attento a non incrociare il suo sguardo, e quando sono sceso alla mia fermata ho tirato un sospiro di sollievo.
Carloni ha la mia età ed è miliardario. Obbligato da mio padre, sono stato costretto ad andare a pranzo con lui e a sorbirmi le sue cazzate. Il vino l'aveva reso anche più ciarliero e ridanciano del solito, blaterava in continuazione di portali Internet e New Economy, e-commerce, e-business e roba del genere, mentre io cercavo di controllarmi e mi domandavo cosa mi tratteneva dall'afferrare la bottiglia di Greco di Tufo e spaccargliela in testa. Per distrarmi cercavo di pensare al mio gatto, che si chiama Robert Neville ed è bellissimo, tutto nero con la punta della coda bianca.
Per Natale sono andato con Silvia a Istanbul. Mentre eravamo in aeroporto ho sperato che l'aereo cadesse, ma naturalmente non è accaduto niente del genere, ci sono state un po' di turbolenze ma nulla di più. Dopo l'atterraggio tutti hanno applaudito. Io mi sono girato verso Silvia e le ho detto sinceramente: "Non ce la faccio più." Lei però ha continuato a far finta di dormire, così mi sono messo comodo sul sedile e ho chiuso gli occhi anch'io.