EDS - Confessore: I racconti
Tutti abbaiano agli spifferi
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_1997_
Un sole calante, ormai freddo, proietta sull'asfalto le
ultime ombre del reticolato del giardino condominiale e
di un rampicante, intrecciati finchè morte non li separi.
Una pozzanghera sfuma l'immagine dei pantaloni di
Stefano, che si trascina verso casa con gli occhi bassi,
seguendo la linea del muretto di cinta. Un cane, da qualche
parte lì attorno, abbaia ai primi spifferi gelidi d'ottobre.
La marlboro manca il buco d'apertura del tombino, e rotola
incerta sino alla N di enel. Una panda sui 30 all'ora, con
tutto il peso del suo inquietante beige, suscita, ad una busta
di plastica conad, un triplo carpiato nella tramontana.
Si ricorda dei propri sensi con l'odore di mozzarella fusa
sul pomodoro, che esce dal bauletto termico del motorino
del blade runner pizza, consegne a domicilio, colesterolo
in omaggio per androidi e trentenni single.
La sera arriva come una pugnalata _liberatoria?_ in attesa
che, il giorno dopo, arrivi di nuovo. Ancora e ancora.
Greg, il grigio, rovescia la scatola con la sabbietta, apre
la bocca per miagolare, ma nessuno in quella casa ha più
voglia di proferire. Stefano fa eco al suo silenzio con la
scopetta in mano. Il telequiz regala gioie altrove, e il tasto
sette non funziona. S'addormenta col vino, e sogna una
motocicletta verde pisello sul viale di casa, sterrato
come due anni prima, e Daniele in balcone che saluta.
Poi il passato marcisce in presente, e il presente in futuro,
a colpi di radiosveglia.
A qualche centinaio di km c'è Milano; Daniele in una suite
piuttosto costosa dello Sheraton si sfila le duilio lucide, facendo
forza con le punte e graffiandosi un calzino. La filodiffusione
trasmette la Nannini. Nicoletta -ma Daniele ha dubbi sul
nome, potrebbe anche essere Iris o Caterina- scivola in bagno
con un sorriso, e lui sfrutta il momento per alzare un po' il
volume, allargarsi le natiche con tutti i pantaloni e
scorreggiare il giusto. Seguono veloci sbandieramenti della
stoffa del cavallo e una passeggiata tattica fino alla tv.
La sconosciuta studentessa p_s_i_c_o_l_o_g_i_a aspirante
valletta torna meno vestita. Daniele decide di farlo con i
venditori di pentole di sfondo -che guardino pure!- ma ha
un moto di pietà per se stesso, smorzando "bello e impossibile"
con un colpo di karate. Alle nove si sveglia con le narici irritate e
una fogna in bocca, chiede un caffè, una spremuta d'arancia e un
cornetto al servizio in camera. Si lava i denti prima e dopo.
Lei è da qualche parte ad esistere per conto proprio, Nicoletta
Iris Caterina. Chiavi della macchina attaccate ad un vecchio
portachiavi kawasaki consunto e non suo, portafogli, duecentomila
lasciate sul tavolo, in tasca ancora della polvere. Daniele esce
senza sbattere la porta. Nessuno degli specchi che ha usato
gli ha dato vera soddisfazione.
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_1995_
All'altezza del cassonetto Stefano preme due volte con il
piede sinistro, scalando in seconda come ben sa che deve
fare. Il cancello è vicino e aperto. Solleva un po' di terra con
le ruote, si avvicina alla palazzina occupata, alza gli occhi e
vede Daniele in balcone che saluta. E' tornato dal viaggio a
Roma. Stefano si sfila il casco correndo per le scale, vuole
farsi raccontare e baciarlo forte. Quando apre la porta le
lingue si mescolano, le labbra si bagnano, e l'abbraccio
diventa licenzioso. Cadono sul divano con le mani ognuno
nelle mutande dell'altro.
Stefano sorride, Daniele si morde un labbro.
"allora?"
"allora avevamo ragione: mi tenevano fermo al cptv di qui ma
avevano intenzione di promuovermi! lo studio di Roma! dalla
prossima settimana. oddio me la faccio addosso. dammi un
altro bacio"
Stefano si china, prende il glande in bocca, serra le labbra e
succhia dolce e lento. Daniele gli infila la mano nel colletto e
arriva ad accarezzargli la colonna, tirandolo un po' a sé, poi si
volta e incontra la finestra. Il tramonto sbiadisce gli infissi già
arrugginiti, un petalo caduto di pianta grassa si sfalda sulle
mattonelle cremisi. Il mondo è pallido. Un meccanico del deposito,
dalle mani nere regolamentari, chiede da accendere al tassista
che ha portato Daniele dall'areoporto a casa:
"sì, anzi puoi anche tenerlo, tanto io non fumo, l'ha
lasciato nel taxi un frocio oggi pomeriggio; è di plastica,
non verrà a reclamarlo"
"e tu che ne sai che era frocio?"
"maglia rosa, e non era un ciclista"
Gli amanti si rannicchiano l'uno sull'altro, incollati da desideri
e umori. Si addormentano senza cenare, dopo essersi
promessi e ripromessi una dozzina di cose piuttosto impegnative.
Stefano si sveglia con i capelli di Daniele in bocca, e le sue
mani intorno alla vita. Sente il peso del distacco già solo per
andare a fare la pipì. Roma, Daniele andrà a Roma.
Staranno da cani, lontani. Ma si vedranno spesso, sì, se
lo sono promesso e ripromesso. Abbozzano sorrisi durante
la colazione abbondante.
"devo andare in redazione, pranziamo insieme?"
"sì" risponde Stefano "chiamami in ufficio a mezzogiorno,
ti passo a prendere con la moto, porto il secondo casco,
ma ho solo un'oretta".
Daniele si alza, lo accarezza sulle gote e gli bacia piano
il mento, perchè -anche se farà di tutto per evitarlo, e l'ha
promesso- sente che potrebbe essere una delle ultime
volte che può. Stefano s'asciuga il moccio al naso, stringe i
lacci degli anfibi, striscia dalla periferia al centro e ricomincia
a brigare scartoffie. Alle undici alza la cornetta e chiama sua
madre. Daniele, alle dieci, dalla redazione regionale, chiama
un numero dal prefisso 06, e si accorda sul numero delle
telecamere. Stefano saluta la madre, chiama un altro numero
al quale risponde un'altra donna: la voce si fa più bassa e
concupiscente.
Quella notte, nel giardino della vicina, nasce Greg.
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