EDS - Confessore: I racconti
TUTTE SPOSATE
Non fu coraggio. Fu più che altro abbandono e poi cedimento alle lusinghe del vino buono, mentre se ne stava seduto ad un tavolo all'aperto, sulla terrazza di un ristorante che dava sul fiume. Fu capace di ammetterlo, che erano tutte sposate.
Lo erano tutte le donne della sua vita e gli parve di leggerlo in quello che gli stava intorno, come sulla pagina di un libro, come in una Bibbia che gli rivelasse quanto avrebbe potuto fargli del male, l'avventurarsi nella statistica di simili questioni in un momento diverso dal qui e ora.
Tutte sposate. Credette di sentirsi male per quello, ma non era vero. Non sentì peso sullo stomaco né il ritorcersi di qualche invisibile muscolo addominale; non sentì nulla, tutto scorreva con lo stesso rumore del fiume sotto la terrazza e lo faceva davanti a lui, in mezzo alla tavola, sopra i bicchieri e sotto i lampioni a boccia zigrinata; come se tutto quello che c'era nella sua testa fosse acqua. Il tramonto non aveva cambiato di colore, era rimasto arancione e nessuno di quelli che cenavano insieme a lui, si era accorto che tutte le donne della sua vita erano perse senza speranza. Sposate.
Era tutto lì. Mario guardava la realtà come la si guarda in un sogno mentre ci si accorge di sognare. Fissava Elena seduta di fronte a lui, mentre le vite di tutte le sue donne gli giravano per la testa come orbite di pianeti ed Elena stava lì come una luna, seduta in silenzio, più luminosa perché più vicina, ma ultima in ordine di grandezza.
Elena guardava lui. Si guardavano da quando era sera e Mario sapeva bene come accadono certe cose nella vita. Pensò che accadono senza il tempo né la voglia di pensare. Si erano seduti sui due lati lunghi del tavolo, per continuare a stuzzicarsi con gli sguardi e per giocare a chi abbassa per primo la faccia. Forse anche per arrivare a toccarsi le caviglie sotto il tavolo ed eccitarsi al pensiero che c'era molto più corpo da scoprire. Tanto meglio se in mezzo a loro, seduto a capotavola, c'era il marito di lei.
Adriano sedeva tenendo i gomiti sul tavolo e le mani giunte con i due pollici sulla bocca. Non degnava di uno sguardo né Elena né Mario ed era tutto teso ad ascoltare le conversazioni della tavolata per cercare di capire se e quando uscire con una battuta o una risata. Aveva un tic che lo costringeva a strizzare gli occhi ogni due minuti, come se avesse combattuto una battaglia contro il sonno per una vita. Tutte sposate era venuto alla mente di Mario anche grazie a quel costante ammiccamento inconsapevole che aveva cacciato Adriano nel suo mondo, lì a alla sua sinistra dove stava, come avrebbe fatto un faro nella notte con la terraferma invisibile dal mare.
Mario fissava ancora Elena e si ricordò di quanto si sarebbe detto nella normalità, che lui l'amava per quell'aspetto così innocente, per quel paio di lenti fragili e sottili a tal punto da sembrare lacrime di vetro e per le sue guance rosate. Ma ora, lei era poco più di un cartello che gli indicava la strada che aveva perso. Oltre la terrazza, al dì la del fiume, oltre una montagna sul cielo blu - arancio, Mario si vide solo con lei in un albergo di nascosto, poi passeggiare insieme a lei mano nella mano per le vie di una città sconosciuta, poi tornò a guardare la tavola e, sempre con addosso la pace, seppe di essere solo con se stesso.
Dietro Elena c'era un bambino di tre anni seduto sul suo seggiolone. Accanto, aveva i suoi genitori. Mario lo vide: non piangeva e non era annoiato, ma si muoveva lentamente in modo strano, come se avesse voluto prendere con le mani l'aria che gli stava intorno. Continuò ad osservarlo e quei movimenti scoordinati gli passavano per gli occhi, andando a finire in qualche posto di se stesso che sembrava senza fondo. Il padre teneva una mano sul braccio sinistro del bambino e quando si agitava, si avvicinava come per capire cosa volesse, ma era evidente che non capiva, solo sapeva che quanto poteva fare era stare vicino a suo figlio.
Mario capì e tutti i movimenti anormali del bambino si tramutarono nella loro stessa solitudine, e dal quel luogo di se stesso senza fondo, gli tornarono nella gola e gliela strinsero a tal punto da farlo lacrimare. Ora la serata era ancora più nitida tra le lacrime, come se avesse avuto delle lenti sottili sugli occhi. La serata era blu, come un fondale attraverso l'acqua pulita.
Elena si accorse di tutto e lo guardò come se comprendesse ogni cosa. Mario non la guardò. Ora era sicuro. Senza bisogno di coraggio, la verità sempre nascosta era venuta a galla senza far male. Aveva sbagliato la sua strada. Ma tutto continuò a scorrere nel rumore del fiume, sulla terrazza di un ristorante e in una cena tra amici come decine di altre.