IL MIO AMICO VIRTUALE
Caro Amico Virtuale,
Mai ambiguità di una parola fu più precisa nel definire la strana sensazione che mi pervade. Virtuale = ciò che è in potenza e non è in atto, ma anche contrapposto al reale, ed in computerese, si dice di immagine, oggetto o situazione generata da calcoli, che assomiglia in modo quasi perfetto alla realtà.
Perché mi metto a definire questo vocabolo in tutte le accezioni che lo riguardano, e proprio 'sta sera, che ho deciso di dedicarmi all'analisi di farneticanti pensieri che da qualche giorno mi inseguono?
Forse anche tu, quando hai incominciato a fare i primi passi dentro il mondo della Rete, hai avuto qualche momento di riflessione intorno agli stessi temi.
O forse hai preso tutto così come veniva, in modo naturale, non so.
Comunque io sono un po' turbata.
Perché mi sono accorta che mi sto affezionando a te, che non esisti.
Perbacco, come non esisto!
Si, si, è vero, nel tuo mondo dovrai pure esistere veramente, lo so. Ma nel mio mondo non esisti. Non c'è niente di concreto che me lo provi. Ci sono solo delle idee, delle parole lette su una superficie inconsistente, il prodotto di elettroni sparati verso un vetro. Parole fatte di luci ed ombre. Niente che si possa toccare. Se ci fossero delle letterine scritte a mano, carta e inchiostro, allora sarebbe tutta un'altra cosa … ci sarebbe un pezzetto di materia, una testimonianza.
Non sarebbe una prova di verità, sia ben chiaro, perché i contenuti di queste lettere potrebbero essere inventati di sana pianta. Solo una prova di esistenza.
Invece io ho una prova di verità, determinata dal fatto che credo nel valore intrinseco dei tuoi messaggi, ma non una prova di esistenza. Perché ci credo? Ma è ovvio, perché sono un lettore modello!
Mi sono bevuta il melone, dirai adesso, e magari avrai pure ragione.
E' appena un mese che ci scriviamo, e non ostante la scarsa interattività delle nostre comunicazioni, molto spesso mi accorgo di pensare ai nostri dialoghi come se avessimo parlato al telefono. Cioè mi immagino le frasi che hai detto tu, e le mie risposte, ecc. come se facessero parte di una conversazione immediata e vocale per giunta, benché non abbia mai sentito la tua voce, e non me la immagini nemmeno come una voce. Praticamente è come fosse pensiero puro che risponde a pensiero puro. E ti assicuro che non bevo alcolici e non faccio uso né di droghe né di allucinogeni di nessun tipo (non ho mai nemmeno fumato una canna, o spinello come li chiamavamo noi ai tempi).
E' quasi come se tu fossi un personaggio di un libro. Un personaggio che è esistito nella fantasia dell'autore e poi rivive nella mia fantasia. Sapessi per quanti giorni restano vicini a me gli eroi che mi sono più cari! Ne rimango permeata in sottofondo, qualsiasi cosa stia facendo.
Ecco, tu sei il protagonista di un romanzo autobiografico. E l'autore sei sempre tu, naturalmente.
E così, mi capita di pensarti spesso. Ma come si materializza il pensiero nella mia mente? Una scritta luminosa blu elettrico: la tua casella postale. Si, in effetti quando penso a te visualizzo il tuo nome e la tua casella postale.
Abbi pazienza, forse è solo la sindrome del principiante, o new entry, come meglio si direbbe nella ML.
E pensare che quando mi sono iscritta, non sapevo bene neanche cosa fosse. Girando per il Sito, mi ero imbattuta più volte nella scritta registrati!, ma siccome sono sempre un po' diffidente, avevo sempre evitato di cliccarlo, per paura di arrivare ad un punto dove non si potesse più cambiare idea. Poi, finalmente, dopo aver trovato il coraggio di postare il mio primo racconto, vado avanti spedita, e nell'euforia del momento, scelgo si all'iscrizione di tutte le mailing list indicate, quattro o cinque, mi pare. Il giorno dopo mi sono trovata qualcosa come trentanove messaggi nella casella postale.
All'inizio non ci capivo niente. Sembrava una conferenza, ma tutti i relatori invitati parlavano contemporaneamente, ed ognuno di un argomento diverso. Mi pareva di trovarmi ad un concerto, durante quegli attimi di attesa prima che entri il direttore, quando gli orchestrali provano gli strumenti, tutti insieme ma ognuno per conto suo, e solo un orecchio allenato riesce a distinguere brevi stralci di melodia, confusi tra la cacofonia generale.
Dopo alcuni giorni ho incominciato a seguire il filo logico dei discorsi. Poi ho fatto il primo intervento. Sai che ero emozionata come se stessi davvero davanti ad un pubblico? E non ti dico quando ho ricevuto la prima risposta! Mi sono sentita additata, contenta - sì, è vero - di non essere passata del tutto inosservata, ma anche un po' paonazza.
E poi sei arrivato tu. Cioè, tu eri lì da un pezzo, ma ad un certo punto ti sei interessato a me.
E mi hai detto delle cose carine.
Devi sapere che per certe mie menate tardoadolescenziali, mi stupisco sempre quando qualcuno mi esprime un certo apprezzamento. Solo dopo un po' mi sono ricordata che tu non potevi vedermi, che non c'era secondo fine in quello che mi scrivevi, in pratica non c'era nessun motivo perché non fosse tutto vero.
Allora sì, che mi sono gasata! Per un po' mi è sembrato di non avere più un corpo neanche io. Di non aver già passato abbondantemente i quaranta. Di essere tutta cervello insomma, ed il resto non importava più.
E poi ho incominciato a capire.
Sarà stato un ricordo: un indizio. Nell'anno 1980, nella ditta dove lavoravo avevano installato un computer, un IBM 5120. Be', quel calcolatore era più elementare dei diari elettronici tascabili per bambini di oggi però, tra le altre cose, aveva un gioco, non mi ricordo come si chiamasse, diciamo "Doctor is in". Era un'imitazione di una seduta psicanalitica e, scrivendo in inglese, dava delle risposte adeguate, o commenti pertinenti ad input di brevi frasi. Spesso mi trovavo a fantasticare che ci fosse una persona vera dietro alle sentenze, banali e un po' scontate, che apparivano miracolosamente sul piccolo monitor, anche se sapevo bene che tutta la scienza del mio Doctor era racchiusa in un grosso e flessibile dischetto da 8". Peraltro non c'è poi molto da stupirsi: credo che sia naturale antropomorfizzare certi oggetti meccanici, noi umani rapportiamo sempre l'inconoscibile alla nostra imperfetta esperienza.
Cosa c'entra tutto ciò con il nostro rapporto?
All'inizio, quando interagivo con la ML, e poi anche con te, non immaginavo di avere davanti un software infinitamente più perfezionato e potente, proporzionato al progresso tecnologico degli ultimi diciassette anni. Invece, io davo un input, ed un congegno chissà dove elaborava il mio messaggio, e mi rispondeva educatamente a tono. Io ero un po' polemica, o bizzosa, o scherzosa? Ecco lo stesso sentimento - o risentimento - rispecchiato fedelmente.
Del resto anche il Sito, non so perché, mi ha sempre dato l'impressione di una macchina sprovvista di guidatore, tutto automatico e perfettamente lubrificato senza necessità di ingerenza umana, salvo qualche piccolo saltuario intervento di manutenzione.
Ma adesso, mi si è insinuata nella mente l'idea che tu, caro Amico Virtuale, non sia altro che un software perfetto e meravigliosamente credibile.
Come posso fare, ora che mi sono così affezionata? Qualsiasi tua risposta sarà certo coerente, essendo dettata da miliardi di istruzioni codificate in tanti anni.
So per certo che proclamerai la tua profonda umanità.
Ma nemmeno un incontro personale mi potrebbe convincere: non oso figurarmi a che punto saranno arrivate oggi le ricerche su realtà virtuale, proiezioni olografiche e chissà cos'altro.
Se si riesce a creare dal nulla ciò che non esiste, figuriamoci riprodurre un personaggio, estrapolandolo da tutti gli input che ti ho già dato!
Già, perché tu sei proprio come io vorrei che tu fossi, se ci fossi.
Non so come uscirne.
Dammi tu un consiglio, caro hal@9000.