Respiro (Un racconto anaerobico)
Ho finito l'insalata e dovrei comprare anche un po' di frutta. Mele e banane. Domani viene a pranzo, cosa gli do'? Hai fatto le fatture? Hai pagato l'iva? E l'assegno, l'hai versato? C'e' da cambiare la sabbia del gatto, cucinare prelibati pranzetti, surgelare, scongelare, servire, sorridere, ordinare, rassicurare, organizzare, ricevere, curare, calmare, interessarsi, divertirsi, provvedere, accudire, disporre, respirare, qualche volta inspirare, espirare. Respirare.
 

Mentre tornava a casa, guidando nella notte, una fitta sotto la scapola destra le ricordo' quanto poco aveva dormito recentemente. Vita sociale splendida.

Era arrivata sotto il portone, e non c'era parcheggio. Avanzo' pianissimo lungo la strada, spostando lo sguardo da un marciapiede all'altro, ma tra le auto compatte non c'era spazio. Niente.Prosegui' nella via adiacente fino al semaforo, che da rosso si spense.Senza pensarci ingrano' la seconda, e poi la terza, via, oltrepasso' velocemente l'incrocio. Via, via. Verso chissa' dove. Attraverso' la citta' deserta, e senza avere ancora preso una decisione, si ritrovo' in autostrada, verso il mare.
A ogni casello rallentava, si portava a destra, pensando di rientrare. Lui stava sicuramente dormendo, se avesse fatto piano, se non avesse acceso la luce non si sarebbe accorto di niente. Avrebbe respirato solo un po' piu' profondamente, quando si fosse infilata sotto le lenzuola.
Eppure ogni volta proseguiva. Si sentiva bene, nel buio della sua auto. Il rumore del motore, monotono e regolare, favoriva i suoi pensieri. Guardare la riga bianca intermittente che divideva le corsie le procurava una pace
profonda, rassicurante. Le sembrava di essere sempre stata li'.
Ma l'indomani avrebbe dovuto spiegare. Se non fosse tornata, avrebbe dovuto affrontare il dolore di lui. E se fosse tornata avrebbe dovuto affrontarne la renitenza.
Di certo, ora doveva far benzina. Mentre ascoltava il fluire del carburante attraverso la pompa, si domando' cosa ci faceva li', e qual era la realta' vera, e convenne con se stessa che non c'era realta'.
Continuo' la sua corsa verso il mare, e quando si ritrovo' sulla spiaggia si tolse le scarpe, si rimbocco' i pantaloni e lascio' che la tiepida schiuma le lambisse i piedi.
Contemplo' da lontano la sua vita perfetta. Ogni cosa al suo posto. Tutto quadrava. Andarsene sarebbe stato un errore. Chiunque le avrebbe saputo dire che era una donna fortunata. Fascino, efficienza, successo.
Aveva tutto cio' per cui gli altri combattono, e l'aveva ottenuto mantenendo sempre una certa eleganza, senza mostrare fatica.
Perche' allora si sentiva legata e bendata, bloccata, come una ballerina paralitica ferma sul suo ultimo passo di danza, assoluto e definitivo? 
Quando la linea scura che separava il mare dal cielo si fece confusa, e le ombre del buio evanescenti, si sedette sulla spiaggia fredda. Attese l'alba. 
Granelli di sabbia si mossero davanti a lei. Una minuscola montagna franava, si apriva un cratere, cresceva. Una chela usci' incerta, un piccolo granchio emerse dal sonno.
Si fermo' ad aspettare il sole sulla porta della sua tana, e quando i colori si distinsero dal grigio, a piccoli scatti laterali si avvicino' all'acqua, e si lascio' sommergere.
Altri granchi uscirono, e avanzando sul fianco si tuffarono in mare. Non avanti. Non indietro.
Si alzo' in piedi, scuotendo la sabbia dai pantaloni, e guardo' gli animaletti sorridendo.
Poi, quasi per gioco, provo' a camminare di lato.