Navigare ormeggiatimanovre e tecniche da banchinaSpingere la banchina (qualunque vento o corrente, nessun appoggio laterale)Anche se il significato della crociera dovrebbe essere godersi la barca e la navigazione senza fretta ed in pieno relax, purtroppo nella realtà delle nostre attività nautiche ci capita normalmente di incontrare banchine sovraffollate, divieti, posti riservati ai traghetti, aliscafi, polizia, soci del circolo, clienti del ristorante, senza ovviamente potere o volere rientrare nelle categorie citate.In questi casi la soluzione è spesso quella di ancorarsi in rada, anche se permane il problema di trasferire, presto e bene, l'equipaggio a terra; molto meglio accostare un attimo alla banchina, dove è possibile, sbarcando tutti per dare fondo da soli (o in due), facendo poi un solo viaggio con il tender non troppo carico. Altre volte può capitare di dover frettolosamente sbarcare o imbarcare materiali o persone, la spesa, bagagli, bambini, animali o anche solo persone anziane o poco agili. Una manovra completa, a regola d'arte, richiederebbe di gettare l'ancora, magari munita di grippiale perchè il fondo è pieno di ostacoli, magari da poppa perchè c'è poco fondo, e poi magari c'è solo un pontiletto di legno, senza nemmeno un punto solido a cui dar volta con gli ormeggi. Come minimo si perde un'ora e mezza, per poi scoprire, a manovra terminata, che "lì non si può stare" e che bisogna andarsene subito. In questi casi è molto meglio la cosiddetta manovra volante, cioè quella senza un ormeggio vero e proprio, accostando e restando accostati con le sole forze del vento e del motore per il tempo strettamente necessario alle operazioni, per poi andarsene subito senza che nessuno abbia il tempo e l'occasione di protestare. Capita spesso però, che il posto disponibile è maledettamente soggetto a venti e correnti, così da ostacolare seriamente un normale accosto volante: si arriva alla banchina, o nei pressi, e poi si perde il controllo della posizione della barca, che comincia a spostarsi scarrocciando o derivando inesorabilmente. Il motivo principale delle difficoltà, si sa, è che "barca ferma non governa", cioè che quando non c'è un flusso d'acqua a lambire la pala del timone, questo diventa un accessorio tanto inutile, quanto lo è una cucina a gas quando la bombola è vuota. E allora ?! Allora il flusso d'acqua ce lo facciamo da noi. E come ?! Ce lo facciamo con il motore. Se ci appoggiamo di prua contro il moletto, ma appoggiati proprio, cioè barca contro legno (se è di legno non ci sono assolutamente problemi, perchè il dritto di prua è molto robusto ed il legno è molto più tenero del gelcoat, chiodi a parte, e lo stesso vale per la gomma), potremo tranquillamente tenere inserita la marcia avanti, anche ad un discreto regime, e, governando con il timone, effettuare una sorta di navigazione da fermi, che consiste apparentemente nello spingere la banchina. In questa manovra la barca non può avanzare, perchè è già contro la banchina, non può arretrare perchè il motore la tiene accostata, la prua non può spostarsi nè a destra nè a sinistra perchè l'attrito dell'appoggio è sensibile e impedisce efficacemente lo struscio, e non può neanche molto beccheggiare, sempre per lo stesso motivo (l'inclinazione del dritto di prua incrementa l'attrito). La barca può solo ruotare intorno al punto d'appoggio: con l'azione del timone potremo agevolmente opporci a quasi qualunque vento o corrente.C'è anche un altro vantaggio: il pulpito capiterà sopra al moletto, e così non ci saranno problemi per l'imbarco o sbarco di cose e persone, a volte soggette alla psicosi del passo lungo. Questa manovra mi è stata insegnata dal "mitico" Franco Degortes nel lontano 1975 e mi è stata molto utile innumerevoli volte. Se intendete tentare questa manovra contro una banchina di granito, però, vi dovete fare una grossa cortesia: Mettete un buon paraprua ! (Marco Volpe) torna alle pagine di Bianca |