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Cielo, mio marito!
Io avevo appena compiuto sedici anni, lui dieci di piu'.
Ci siamo incontrati nella radio libera dove conduceva brillantemente un
programma notturno facendosi chiamare "L'Altro" ed io, "Alice", la
trasmissione di giochi, favole e canzoni per i bambini.
Chissa' perche' gli ho chiesto di farsi crescere la barba per quel giorno.
Il giorno del si'.
Non avrei mai voluto mettermi il vestito bianco e nemmeno sposarmi in
chiesa, dare il ricevimento per parenti vicini e lontani con la torta
nuziale, invitare gli amici ed i compagni di scuola alla festa in discoteca,
sorridere per tutte quelle foto tenendoci la mano e tutto il resto.
Ma a quel tempo ero troppo timida e incerta.
La mia ribellione recondita, ignorata e sommersa da rigoroso moralismo, era
ben lungi dal prendere la voce.
Quindi diligentemente acconsentii a tutto.
Ci siamo sposati a Stradella, nella cappella del collegio S. Antonio, dove
lui aveva studiato, e vissuto in convitto, dalle elementari al liceo.
Roberto, per solidarieta', si era vestito di bianco come me.
Ho riso moltissimo in chiesa quando il mio sguardo ha incrociato quello di
Gege' piazzata li', da sola su un banchetto in disparte, per testimoniare il
mio gesto. Ancora quando il tacco alto e sottile della mia scarpa si e'
impigliato tra le frange della seggiola proprio mentre mi dovevo alzare, e di
piu' quando Don Luigi, professore di lettere del mio consorte, per la troppa
emozione ha sbagliato un paio di volte a dire messa.
Ho ridacchiato felice anche quando Roberto ha cercato di infilarmi la fede
nell'anulare della mano destra.
Del resto con Roberto era difficilissimo - anzi impossibile - riuscire a
rimanere seri. Lui era divertente, geniale, travolgente, aveva la battuta
pronta ed una risposta per tutto. E poi. E poi era un inventore di veri
brevetti brevettati ed un vulcano di idee in continua eruzione.
Fin dal primo bacio Roberto mi disse che ci saremmo sposati di lì a
quattro anni ed io mi sbellicai dal ridere alla sua simpatica spiritosaggine
credendolo pazzo.
Cio' che sbalordiva tutti era il fatto che io non fossi incinta.
Quello che sbalordiva me era che nessuno mi fermasse in tempo.
Sono stata molto felice con lui ed era la prima volta in vita mia che mi
capitava di esserlo.
La gioia ha un sapore sorprendente se non sei abituato ad averla.
Non che Roberto si dovesse prodigare in qualcosa di particolare a favore
della mia felicità; il suo maggiore merito e' stato quello di farmi sentire
allegra, spensierata, protetta e di avermi dato la possibilita' di
allontanarmi da quell'inferno di famiglia dove ero cresciuta.
Dicevamo, prima delle nozze, che volevamo avere molti bambini, minimo
quattro. A riprova di cio', durante il nostro fidanzamento non perdevamo
occasione per fare l'amore.
Roberto abitava in una grande villa dove era facile imboscarsi in angoli bui
anche con i suoi in casa, oppure stavamo in macchina nascosti dentro qualche
vietta a masturbarci come matti. Ma le vere maratone erano possibili quando
riuscivamo con mille sotterfugi a gabbare i miei ed andare via per qualche
giorno.
Noi due da soli barricati in una stanza d'albergo che nemmeno la fine del
mondo avrebbe potuto farci smettere d'amarci.
La prima volta in un letto vero Roberto ha fatto cilecca.
Io avevo solennemente deciso di regalare a lui la mia tenera e preziosa
verginità e forse questa incombenza in atto unico ci ha impauriti troppo.
Fatto e' che, ogni volta che cercava di introdurre nel mio piccolo pertugio
il suo pene, gli si afflosciava molliccio tra le mani. Una volta, due, tre.
In quella circostanza, credo davvero l'unica, non avevamo riso affatto.
Io ero ancora inesperta per poterlo aiutare.
Ho impiegato tutto il pomeriggio a ripetergli che per me non aveva nessuna
importanza. Ma ero impacciata e troppo introversa per cercare di spiegargli
che a me bastava stare li', abbracciata a lui stretta stretta, a respirare
il suo odore, ad accarezzargli piano piano la pelle, a dargli mille piccoli
baci sul collo, a sentire nascere dentro di me quel sentimento che fa
sospirare, a guardare in fondo ai suoi occhi e poi, chiudendo i miei,
disegnare sulla lavagna nera tutto quello che avevo visto per non
dimenticarlo mai.
No, non sono riuscita di certo a consolarlo.
Dopo qualche giorno, probabilmente per dare sfogo alla sua rabbia ed a tutta
la sua frustrazione, Roberto mi ha sverginato con un dito in macchina. Ho
sentito un gran dolore, ma non pensavo proprio di aver perso la mia purezza
in un modo cosi' squallido. Solo quando sono arrivata a casa mi sono accorta
del sangue che macchiava le mie mutande.
Chissa' come sarebbe stato se avessimo potuto riprovarci un'altra volta, per
bene e con piu' calma. Magari ce l'avremmo anche fatta.
Certamente il ricordo di questa "prima volta" non riuscita, tanto diversa da
come l'avevo sempre sognata, a me ha lasciato cucito addosso quel senso di
inadeguatezza che mi coglie ancora oggi durante la penetrazione.
Comunque sia io credevo che la nostra attivita' sessuale, una volta sposati,
aumentasse di intensita' e pure di frequenza. Invece fu vero il suo esatto
contrario. Fino ad arrivare al punto in cui mio marito ed io non facevamo piu'
l'amore. Non una volta ogni tanto, proprio piu', proprio mai.
Ho provato in tutti i modi di riconquistare Roberto a letto.
Nel vano tentativo di trovare una soluzione per nostro rapporto, ho
comperato libri erotici a bizzeffe, consultato tutte le guide pratiche con i
consigli degli esperti, ho persino scritto a riviste femminili esponendo il
nostro problema.
Ma lui niente, piu' duro del marmo.
Le mie lingerie provocanti, i reggicalze, i perizomi e i reggiseni a
balconcino, se avevano un effetto era solo quello di infastidirlo.
A prescindere dal fatto che io nel frattempo, resa irrequieta dai miei vent'anni, facevo pratica e sperimentavo nuove tecniche scopandomi tutti i suoi
amici ed anche molti altri, questa storia di mio marito non mi andava mica
giu'.
Piano piano la crepa e' diventata un abisso insormontabile e le nostre vite
due vite diverse.
Ad un certo punto Roberto ha smesso persino di parlarmi. Non credo che
l'abbia fatto apposta, e' più facile che non se ne sia neppure accorto.
Fino al giorno in cui, per provocarlo, ho deciso anch'io di non parlargli.
E in tutta risposta lui se ne e' andato di casa.
Sono stata malissimo che' per una settimana intera non ho avuto sue notizie.
Piangevo in continuazione. Incapace di lavorare vagavo per casa alla ricerca
di un perche'. Cosa non aveva funzionato? Perche'?
Allora mia sorella, vedendomi ridotta come uno straccetto da buttare via, ha
telefonato alla di lui sorella, ed io venni a sapere che mio marito se ne
era tornato a casa da mamma' e che stava benone.
Come era possibile? Benone? Io malissimo e lui "benone"?
Cosi', persa e confusa, mi trovo' Roberto una sera tornando a casa nostra
per chiarire, non per farina del suo sacco sia ben inteso, ma per consiglio
di sorella (sempre la mia).
Devo ammettere che lui le idee me le ha schiarite veramente bene.
Ha iniziato spiegando di avere un dubbio sulle questioni di sesso:
perche' adesso con me, che ero diventata la sua mogliettina e la futura
madre dei suoi figli, non poteva mica fare tutte quelle porcherie li'!
Meglio andare con le puttane che sono fatte apposta.
Poi, gia' che era in tema di confessioni, voleva farmene un'altra e sputare
il rospo per intero che' da troppo tempo se lo teneva stretto dentro.
Fu proprio in questo modo che ha aggiunto quella ciliegina sulla torta che
mi mancava, dalla quale ho scoperto in un lampo che effettivamente il nostro
rapporto non aveva piu' nessuna appropriata argomentazione.
Roberto mi ha sposato perche' follemente innamorato di mia sorella.
Lei, a suo giudizio, troppo bella per fermarsi a guardare lui.
Quindi, per poter rimanere vicino alla fonte del suo amore, cosa di meglio se
non maritarsi con me?
Gia', il ragionamento filava liscio liscio.
L'ho sempre detto io che Roberto era un pozzo di idee senza fondo...
(continua)
(22/02/2001)

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