Diario -Pagine strappate da Irene- (Ricomposte da Paperoga:-)

Sabato, 13 maggio
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Ferma restando però all'aeroporto, arrivò anche Charlie.
Formavamo proprio un bel gruppo da iasconvenscion variegato e poliedrico: Max, Irene, Charlie, Fake, Bianca, Camillo, Ulrich, Nick, Chiara, Laverdure, forse anche Amalia e naturalmente io.

Naturalmente io penso: ci siamo. Adesso possiamo andare tapirulì e tapirulà per tutti, tranne che per noi, alla ricerca dell'auto perduta (ci staremo dentro tutti?) che, appena prima che scomparisse il bradipo e noi ci perdessimo d'animo e dentro il parcheggio, spunta.

Spunta la villa di nonna a Rocca. E' proprio bella ed anche Ombra spunta con i capelli blu. E' proprio bella anche lei con quel tocco di stravaganza che piace a me. E poi Gigi che deve essere uno di quelli della leggenda metropolitana di cui mi ha parlato Bianca.
Siccome é presto trovo subito il tempo per fare amicizia con un compare di Alfio rubicondo ed estroverso. Anch'io cerco di essere espansivo ed in questo frangente mi coglie l'Autore (eppure ero già fiortrafiori e sue preferite) che non impiega nemmeno poi molto a convincermi di accettare la parte.
L'unica sua preoccupazione era che io fossi capace di recitare il ruolo di Saffo, senza che questo offendesse la mia religione: di certo!

Di certo (!) il Padre mio, in cui credo, é proprio tanto tanto buono ed in ogni caso mi ama moltissimo per quello che sono.
Rassicurai l’Autore che reputo il gentil sesso affascinante al pari di quello brutale e gli palesai che, avendo io avuto piacevoli esperienze, non mi vergogno affatto della mia bisessualità davanti a terzi.
Lui si lasciò convincere, più che altro per mancanza di alternative.
Ma il Maestro si dimenticò di passarmi il copione.
Ed il gioco iniziò.

Iniziò ad arrivare gente proprio quando io ero in bagno a fare pipì. Lanciai un'occhiata allo specchio e cercai la mia migliore espressione da Irene.
Raggiunsi gli atri. Rapidi scambi di mani, sorrisi e nomi che dimenticai all'istante.
- Irene, piacere.
- ... -
- Irene, Irene Malox.
- Ah Irene, allora esisti davvero!

Davvero, non avrei mai creduto che il gioco durasse per tutta la notte.
Invece ad un certo punto, per sollevare il morale ai nuovi amici, ma anche per conoscerli meglio, tirai fuori il mio piccolo mazzo colorato di magia. E fu allora che, nel benex e nel malox, diedi il meglio di me per aiutare gli altri a capire sé stessi. Tanto io solo in positivo li so leggere i tarocchi; ve ne sarete pur accorti.

Accorti, accorti, se ne saranno pur accorti.
Pensavo che mi sgamassero subito perché io questa Irene qui proprio non la conosco e tanto meno ricordavo quello che aveva scritto.
Il problema é che io sono nuovo del giro e poi, diciamolo, sono un gran pasticcione e, se questo da solo non bastasse, ho pure la memoria corta. Così faccio un sacco di confusione accatastando nomi e nick, squinternando racconti e messaggi, in un unico marasma che forma un monte sul quale spicca il gonfalone di Gilgamesh (per via di quel cuore cartonesco che ci accomuna).
Invece gli altri, tutti gli altri, ricordano tutto anche quei messaggi che io pensavo non leggesse nessuno.
Invece loro li leggono tutti proprio tutti.

Tutti proprio tutti quelli che erano in cucina mi sono saltati in testa quando ho detto che non scrivevo canzoni. Vabbé ho sbagliato, ma cosa ne so io di quello che fa questa Irene qui. Mannaggia a lei.
(Mannaggia al Maestro, che fine ha fatto?)
- Eppure l'hai scritto!
Mi ha fatto notare qualcuno con aria indignata.
- Non sempre si può scrivere la verità.
Ho risposto.
Forse avete ragione voi: se é scritto sarà pur vero.
- Ma almeno il gatto ce l’hai?
- Sì, quello sì, é vero e si chiama Alfio.
(Ti prego Malachia, perdono!)

Perdono! Non volevo prendere in giro nessuno.
Nemmeno l'Orlando e l'Ahira.
Del resto io sono convinto che qualcuno di voi non mi ha mai, nemmeno per un microscopico istante, creduto Irene e con me ha recitato la parte.
Non volevo prendere in giro nemmeno l’Autore ed il Maestro i quali, poverini, ad un certo punto hanno cominciato a vedere il loro personaggio sfuggire dalla penna a gambe levate e poi ribellarsi al richiamo ché non voleva tornarci più dentro e tanto meno sotto.

Sotto sotto a qualcuno ho tentato di far capire che Paperoga sono io, ma non ha funzionato.
- Paperoga non può essere Irene Malox!
- Non vedi che hanno un stile completamente diverso.
Ma allora chi é Paperoga?

Ma allora chi é Paperoga?
- Sei tu?
- No, io no e lui neanche.
Però io l'ho visto Paperoga coi lucciconi agli occhi. Lui é rimasto per tutta la festa seduto in un angolo a guardare, tenendosi in disparte, un po' dispiaciuto che Irene prendesse il suo posto senza nemmeno chiedere premesso - scusi - grazie.

Grazie al cielo Bianca aveva già preparato il patè di fegato e così non sono stato costretto a rimetterci il mio.
E spero nemmeno voi il vostro.
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Paperoga








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