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Gina
Dimmi dimmi mio Signore
dimmi se tornera'
quell'uomo che sento meno mio
ed un altro mi sorride gia'
scaccialo dalla mia mente
non indurmi nel peccato
un brivido sento quando mi guarda
e una rosa egli mi ha dato
una rosa lui mi ha dato
Incinta. Incinta. Incinta.
Questa parola le rimbombava nella mente squarciando tutti
i suoi pensieri, distruttiva come un fulmine, ripetitiva come
un'eco senza fine.
Incinta. Incinta. Incinta.
Sì, non aveva dubbi, aspettava un bambino.
Incapace di fare altro, studio' la sua immagine riflessa nello
specchio. Il suo ventre, ancora piatto, nascondeva il segreto.
Si accarezzo' i seni piccoli e sodi e li soppeso' con le mani a
coppa, le sembrarono più pesanti.
No, si impose, adesso stava farneticando. Eppure...
Eppure erano sempre stati attenti.
Il segnale, ecco, doveva mettere il fazzoletto a scacchi verdi
appeso al balcone e Bruno avrebbe capito subito: via libera!
Come sempre sarebbe corso da lei.
Il viso di Bruno comparve nei suoi pensieri strappandole
un sorriso.Come amava quel volto, i ricci ribelli della zazzera
bruna, gli occhi scuri cocenti di passione, le labbra morbide
della sua bocca grande.
Al solo ricordo le si smorzo' il respiro.
Bruno, si', doveva dirlo a Bruno.
Lui era forte, cosi' bello e coraggioso. E giovane, dieci anni
meno di lei, ma non pesava la differenza di eta'. Anzi, Bruno
l'amava proprio perche' lei, essendo piu' matura, poteva dargli
tutto quello che lui non trovava in Lucia.
- Posso aiutarla signora Monti? -
Senza aspettare risposta le aveva preso la sporta dalle mani.
Salendo le scale dietro di lui, Gina aveva osservato i suoi
glutei sodi e i muscoli delle cosce tendersi sotto la leggera
stoffa dei pantaloni.
Faceva caldo in citta' quell'agosto.
- Grazie Bruno, come sei gentile. Entra che ti offro una limonata. - Era
cresciuto quel ragazzino; da tempo Gina lo spiava dal
balcone della cucina. Lo vedeva studiare a torso nudo, seduto
alla scrivania della sua camera sotto la finestra. Ogni tanto
Bruno sollevava il capo e le volgeva lo sguardo.
Uno sguardo perso nel vuoto, senza vederla.
Almeno, cosi' credeva Gina.
- Allora Bruno, quanti esami ti mancano? -
- Solo uno, signora Monti. Dopo devo preparare la tesi. -
- Sempre a studiare, eh? Ma la tua fidanzata non si lamenta? -
- Chi, Lucia? -
Mentre lui sorseggiava la limonata fresca Gina si era accorta
che non aveva spostato gli occhi dalla piega dei suoi seni sotto la
camicetta a fiori.
Era arrossita, tentando di chiuderla, ma Bruno l'aveva fermata
allungando una mano.
Quanto tempo era passato da allora, un anno?
Bruno l'aveva presa con tutta l'irruenza dei suoi vent'anni
lasciandola sul letto stremata e stupita.
Rosa rossa pegno di amore
rosa rossa malaspina
nel silenzio della notte ora
la mia bocca gli e' vicina
no per Dio non farlo tornare
dillo tu al mare
e' troppo forte questa catena
io non la voglio spezzare
io non la voglio spezzare
Incinta. Incinta. Incinta.
- Bruno, ti devo parlare! -
Lui l'avrebbe abbracciata teneramente, come era solito fare.
E poi avrebbe trovato la soluzione di certo. Bruno aveva
sempre una soluzione per tutto. Le avrebbe preso il viso tra le
mani grandi e, baciandole le lacrime, avrebbe mormorato:
- Non piangere piccola, non aver paura. Ci sono io -
E poi l'avrebbe portata via con se'. Un altro posto, lontano
perricominciare insieme a vivere una nuova vita, loro due soli
come giovani sposi innamorati.
Quante volte ne avevano parlato, stretti sotto le lenzuola.
Era il loro piccolo segreto. Come sarebbe stato bello! Appena
lui fosse diventato ingegnere avrebbe cercato lavoro in un'altra citta'.
Gina avrebbe lasciato tutto per andare a stare con lui.
E avrebbero fatto l'amore sempre, di giorno, di notte. Sempre.
Bruno entro' dalla porta lasciata aperta portando con se' la
solita ventata di freschezza dentro al suo sorriso. Gina penso'
che non avrebbe potuto mai annoiarsi con lui accanto. Tutto
sembrava un gioco, un pacco dono da scartare.
Ecco si', Gina si sentiva una bambina vicino a lui, una bimbetta felice.
- Gina, ti devo parlare!
- Anch'io Bruno.
- Gina, sono venuto di corsa per darti questa formidabile notizia. E'
deciso, a febbraio sposo Lucia. Abbiamo trovato casa proprio
qua in piazza, a due isolati da qui. Capisci che fortuna? Io verro' spesso a
trovare i miei e quando torno... Tu lascia sempre il
segnale, eh! Oh, Gina sono cosi' felice! Adesso sono di fretta,
poi ti spiego meglio con piu' calma. Ma che hai Gina, ti sei
commossa? Che fai, piangi? Vieni qui piccola, non aver paura.
Ho gia' pensato io a tutto. Piccola, niente cambierà tra di noi! - Piccola,
sì piccola stupida.
Gina non disse nulla. Per un attimo vacillo' disperata.
Non gli aveva mai mentito. Abbozzò' un sorriso.
- Vai Bruno, vai pure adesso. Ne parleremo con piu' calma. -
Con un gesto secco chiuse la porta.
- Addio Bruno. - Mormoro' tra se'.
Si passo' una mano tra i capelli e chiuse gli occhi.
Non poteva tornare indietro, non voleva fermarsi a pensare,
doveva agire in fretta.
All'improvviso vide la sua fragilita' trasformarsi in forza.
Non aveva piu' tempo.
Quanto tempo era passato da allora? Certo piu' di un anno.
- Stasera faro' una sorpresa a mio marito. - Disse ad alta voce. - E non
sara' nemmeno l'ultima. -
Dimmi dimmi mio Signore
dimmi che tornera'
quell'uomo che sento l'uomo mio
quell'uomo che non sapra'
che non sapra' di me,
di lui e delle sue promesse vane
di una rosa rossa qui tra le mie dita
di una storia nata gia' finita
di una storia nata gia' finita
21/9/2000
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