Tra sabato e domenica

sabato ore 18.00
- Eppure sono convinta di averlo cononsciuto con te. -
- No, io non l'ho mai visto. Se fai la brava ti regalo quel bel paio di sandaletti -
Dico a Dada indicandole un paio di zatteroni rossi con gli strass.
Fingiamo di guardare la vetrina con molto interesse, ma a dire il vero siamo venute qui per vedere Franco.
L'altra sera lui ha abbordato le mie amiche in discoteca, poche parole scambiate urlando sopra la musica. A Dada e' piaciuto subito Franco, un bel ragazzo col viso pulito e gli occhi chiari; lui ha chiesto a Dada se aveva voglia di bere qualcosa, ma quella antipatica di Mari non si era voluta fermare.
Nemmeno il tempo di scambiarsi il numero di telefono, pero' Franco le aveva detto che lavorava da Sollini, il negozio di scarpe in centro. Ecco perche' adesso siamo qui.
- Che facciamo, entriamo? - la stuzzico.
- Oh Mimì, mi sta guardando! Ecco, mi ha visto. Siamo fregate. -
Mentre Franco le fa cenno con la mano di aspettare, Dada diventa bordeaux.
Esce dal negozio, il suo sorriso e' spendido.
- Che piacere vederti Dada! Cosa fai qui? -
- Ciao Franco, sto facendo un giro con lei. A proposito, lei e' la Simo. Vi conoscete? -
- Piacere Franco -
- Simo. No, io credo di non averti mai visto. -
Ti avrei notato con quel sorriso, penso tra me.
- Ma sì, certo che ci conosciamo, non sei l'amica di Giorgio? -
- Giorgio chi? Eggià Giorgio, che fine ha fatto? -
- Lo vedo stasera. C'e' una festa a casa di Andrea. Dài, venite anche voi
due? -

ore 22.30
Eccoci dunque alla festa di Andrea. Un tempo odiavo le feste in cui mi ritrovavo sempre a guardarmi in giro mentre gli altri si divertivano. Questa volta Dada ha insistito così tanto che non potevo certo rifiutare. E poi lo so che lei lo fa per me, per farmi conoscere gente nuova, per darmi qualche possibilità di trovare un uomo vero, in carne ed ossa. Quando le ho raccontato che avevo un fidanzato virtuale, incontrato su internet, lei si e' messa a ridere come una matta. A ben pensarci ha anche ragione.
Adesso le cose sono cambiate e mi diverto anch'io alle feste. Ho scoperto che guardare la gente mi piace parecchio. Si impara. Sara' che con gli anni ho acquisito maggiore consapevolezza di me stessa.
Dada e' sparita in cucina con Franco, si sono accorti di avere un sacco di cose da dirsi. Forse anche da farsi.
Giorgio mi gira intorno, felice di vedermi. Tasta il terreno per capire se ce n'e' ancora. L'ultima volta l'ho mandato a casa con la coda tra le gambe, incurante del suo piagnucolio: - Adesso cosa faccio che ce l'ho duro? -
- Prova con una sega - ho risposto da stronza.
Ma non ho voglia di Giorgio nemmeno stasera.

domenica ore 2.00
- Non so cosa fare, Franco mi ha chiesto se lo accompagno a casa... -
- Ehi Dada, sarai mica scema? Che fai, ci pensi? -
- No, e' che tu... come fai a tornare? -
- Non ti preoccupare per me. Alla peggio mi faccio portare da Giorgio. O
prendo un taxi! -

ore 11.30
C'e' uno strano profumo sul cuscino, non e' il mio. Non e' nemmeno il mio cuscino a ben vedere, ma non sono sorpresa di ritrovarmi qui.
Ripenso alla festa, a quando i nostri occhi si sono incontrati, alla nostra fuga tra gli sguardi stupiti, a questa lunga notte nel suo letto, ai nostri corpi intrecciati, alla forza del desiderio che non si placava mai e che ci ha trascinato lontano.
Alla bellezza di conoscere le nostre sensazioni senza bisogno di scambiarci parole. Così simili. Così uguali.
Allungo una mano ed incontro morbida pelle. Accarezzo piano la schiena, seguendo la cadenza del suo respiro.
Le mie dita ripercorrono gli stessi sentieri, adesso con piu' calma.
Mi ritrovo a sorridere. Potrei, vorrei ricominciare tutto da capo.
Con gli occhi ancora chiusi cerca la mia bocca e mi bacia.
E' difficile incontrare qualcuno che sappia baciare bene, forse e' solo la magia di trovare lo stesso ritmo. La sua bocca sa farlo con tutto l'impeto della sua dolcezza. Le nostre labbra sembrano non potersi piu' staccare.
- Non andare mai via. - mi mormora dentro l'orecchio.
- No Flavia, non ci penso nemmeno -

4/7/2000









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