PICCOLO LIBRO PER LA MARTI

 

 

 

Cara Marti,

in questi ultimi tempi ci hai visti scrivere molto: io scrivevo a papà, papà scriveva a me, tutti e due scrivevamo alla Simo, alla Marica, a Benedetto o ad altri nostri amici.

Ti sarai forse domandata come mai, dato che ci vediamo sempre, abbiamo bisogno di scrivere così tanto.

In effetti, noi adulti a volte ci accorgiamo che non riusciamo ad esprimere bene quello che abbiamo dentro di noi, non riusciamo a farlo capire alle persone che abbiamo vicino e che ci sono più care, forse perché siamo abituati a fingere, o a controllare il nostro comportamento per renderlo accettabile al mondo dei grandi.

Con voi bambini forse è più facile, perché non occorre spiegare con parole complicate le cose che sentiamo, o perché voi le sapete capire anche dai gesti, dalle facce che facciamo o dal tono della voce, o perché ci sembra che sia così.

Comunque, visto che anche tu stai diventando grande, e sei la persona che mi è più cara, e mi dai anche la gioia di essere una lettrice veloce e attenta, ti voglio dedicare questo piccolo libro, che ho voluto scrivere per te, per raccontarti una storia che ho inventato, partendo da un sogno ad occhi aperti che ho fatto al corso di scrittura

In questo sogno mi trovavo in un bellissimo bosco, pieno di fiori colorati e di cespugli. Gli alberi erano radi e molto grandi, con tronchi larghi e rugosi e alte chiome verde chiaro, chiazzate di raggi di sole.

C’era un piccolo sentiero che serpeggiava in mezzo ai cespugli e alle alte erbe, fatto di terra battuta piacevolmente secca ed asciutta.

Frugando in un cespuglio alla mia destra, ho trovato dei doni, che dovevo consegnare a qualcuno molto importante che stavo per incontrare. Questi due doni erano uno scettro ed una corona, e non erano d’oro vero, ma di plastica dorata: erano esattamente come il tuo scettro e la tua corona delle pietre incantate.

Li ho presi in mano, e non sapevo a chi li dovevo dare, finchè, giunta davanti ad un albero enorme, isolato in una radura, li ho visti.

Lui era un folletto dei boschi, agile e snello, saltellante e allegro.

Lei sembrava una fata, bionda chiarissima, con capelli così lunghi e leggeri che svolazzavano nell’aria tiepida. Aveva un vestito lungo azzurro chiaro, di quella stoffa un po’ trasparente e sottile con cui si fanno i foulard, i piedi nudi sembrava che non toccassero neanche la terra.

 Gli ho dato i doni che avevo portato, e li hanno accettati con un muto sorriso.

Il quel momento ho saputo che si chiamavano Sole e Luna, e quando è finito il sogno ho incominciato a scrivere, secondo le richieste della nostra maestra di scrittura.

Ed ecco quello che è venuto fuori:

Ho incontrato Sole, che era un piccolo fauno della foresta. Magrissimo, orecchie a punta e aria scanzonata, o canzonatoria, con un cappellino verde ed un vestito verde, sembrava Peter Pan.

Sei tu, Sole il mio maschile, la mia parte maschile? E ti è piaciuto il regalo che ti ho portato, lo scettro d’oro e di gemme finte?

Allora, se dovevo dare a te lo scettro, e a Luna la corona, chi dei due in effetti deve comandare su di me? Lo scettro del comando ha più valore della corona reale? O sono pari? Io spero...

 

Sole, è vero che sei immortale? Così gli disse la ragazza, che camminando nel bosco ebbe la fortuna di incontrarlo.

Sole era un bellissimo fauno, una creatura dei boschi, che normalmente non si lasciava vedere dalle persone mortali, ma solamente quando incontrava una donna di animo puro e cuore gentile, si mostrava tra i tronchi dei vecchi alberi coperti di muschio.

Era il premio, il dono che lui dava a queste fanciulle, per la loro fantasia e fiducia.

Infatti era bellissimo, e solo un’anima veramente pura ne avrebbe sopportato la vista senza innamorarsene perdutamente ed irrimediabilmente, e senza soffrire troppo.

Sole Pan, il suo vero nome, era un principe dei boschi. Viveva nei fiori, si nutriva di raggi di sole e delle gocce di rugiada che brillavano sulle tele dei ragni. Il suo letto era un fiore di trifoglio, perché poteva essere piccolissimo, ma quando si mostrava alle creature mortali di solito assumeva proporzioni umane. Ciò non toglie che, in casi eccezionali, per spaventare orchi e draghi dalla bocca di fuoco, poteva diventare grande come la cima delle montagne.

 La musica finisce, e devo smettere di scrivere la storia di Sole Pan. Questa è la regola del corso di scrittura : si scrive quando incomincia la musica, si smette quando la musica finisce. Ma non aver paura, la storia di Sole Pan andrà avanti più tardi. Ora è il momento di raccontare la storia di Luna :

Prendo Luna per mano, e andiamo a spasso nel bosco. Luna è una fata, bionda e un po’ trasparente, sottile come un giunco, quando cammina non tocca terra con i piedi. La sua pelle è bianchissima, e la sua gola bianca e un po’ arcuata sembra un collo di cigno. Forse non avrà una gran personalità, però è dolce e gentile. Sa stare ad ascoltare in silenzio se hai qualcosa da dire, sa confortarti senza parlare perché i suoi occhi parlano per lei. Da tempo immemorabile è la promessa sposa di Sole Pan, una sposa che mai sarà, perché il loro fidanzamento è destinato a durare in eterno. Per un motivo imperscrutabile (vuol dire sconosciuto), pur amandosi teneramente, i due fidanzati non si possono mai incontrare.

La musica finisce di nuovo, ma non la storia dei due innamorati.

Cara Marti, devi sapere che sta mattina, quando ti ho guardata mentre facevamo colazione, mi sono accorta che la faccia di Sole Pan in realtà era la tua.

Forse ti stupirai, perché questo bellissimo principe dei folletti è un maschio, ma non credo che sia molto importante. E poi, fatto ancora più straordinario, ho scoperto che anche Luna sei tu, ma come mi immagino che sarai da grande. Non importa se è bionda, e tu no. Forse da grande lo sarai, chi lo sa ?

Per questo ho voluto scriverti la loro storia.

E per questo non si potranno mai incontrare. Infatti, credo che il folletto allegro e salterino, che tu ora sei, si trasformerà un giorno in una meravigliosa fanciulla, che saprà confortare le persone solamente guardandole negli occhi, e che camminerà nella vita senza toccare la terra con i piedi.

Io vedo in te già oggi tutte queste bellissime qualità, e la tua dolcezza e riservatezza di cui parlava la tua maestra sono mischiate con la gioia e la leggerezza della tua grazia innata.

Mi piace pensare che Sole Pan oggi vive nel bosco, un po’ selvatico e solitario, ma subito pronto a saltar fuori a giocare con qualche bambina allegra, che sappia volergli bene. La sua fantasia estrosa sa inventare ogni giorno giochi nuovi, e favole, e cacce al tesoro, e spettacoli di danza per pochi spettatori (io, papà e Mario).

Ma la fanciulla trasparente comincia a volte a farsi vedere, soprattutto attraverso lo specchio (ricordi la principessa del Mago di Oz ?), o nel fondo più profondo dei tuoi grandi occhi.

Questo piccolo libro è dedicato a lei, a Sole Pan e a te, mia piccola Marti. 

Bianca

14 Maggio 1996

 

(Martina compirà 9 anni il 1/6/96)

Questa storia era nata per essere impaginata in un piccolo libro, che è stato effettivamente da me stampato e rilegato in 3 esemplari. La versione a pagina intera perde un po' di suggestione, ma vi dovete accontentare. Purtroppo i disegni non sono miei: la fatina a colori è stata riprodotta dal libro "Le fiabe del piccolo popolo" Mondadori, mentre le altre clip art sono adesivi del "Creative Writer" Microsoft.

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