Ke Skiff!
(versione uno)
Mio marito s'e' comprato una barchetta.
Una piccola, solo cinque metri in tutto. Sopra e' tutta vuota, tranne che ci
sono un sacco di cordette tutte attaccate insieme. Dice che, siccome che e'
piccola, ci hanno fatto delle prolunghe in parte, che si aprono per farla
sembre piu' larga, ma si vede che e' una finta, perche' in
mezzo e' tutto vuoto, ci sono solo i tubi.
C'ha anche un altro tubo davanti, che si puo' tirare fuori per farla
sembrare anche piu' lunga. Tre metri e mezzo. Cosi', quando gli chiedono che
barca hai? se vuole far bella figura puo' dire una da otto metri e mezzo,
oppure se vuole piangere miseria dice una piccolina, da cinque metri.
La guardavo mentre la montava, e mi sono accorta che c'era un buco lungo e
stretto, proprio in mezzo.
Glie l'ho detto, quarda che c'e' il buco, non e' pericoloso? No, mi ha detto
che dentro si mette una specie di pinna, e il buco si tappa. Sara', ma
l'acqua non viene su dal buco? No, perche' galleggia.
Ah.
Cosi' va avanti e indietro con la sua barchetta nuova, e a furia di vederlo
uscire con tutte le ragazze del moletto, m'e' venuta voglia di provare anche
a me.
Mi ha messo su il salvagente, che non si sa mai, e il trapezio, che e' una
bretella con un gancio sulla pancia che serve per appendersi fuori. Io gli
dico, ma perche', dentro non ci stiamo? Se siamo solo in due? Ma no, dice,
e' per il vento!
Ah.
Lui si e' messo anche le ginocchiere, che con il trapezio nero, e il costume
nero e gli stivaletti neri di gomma mi sembra Tafazzi, ma senza la
bottiglia.
Cosi' saltiamo dentro e via.
Appena arriva il vento, mi dice buttati fuori! E io, ma se sono appena
salita!
Manno', aggancia il gancio che hai sulla pancia a quell'anello che c'e'
attaccato a quel filo di ferro, e poi fai il contrappeso!
Ah.
Mi aggancio, ma qualcosa non funziona, perche' invece del contrappeso faccio
Tarzan, e rotolo giu' attaccata per la pancia. Sbang, cado contro tutti quei
tubi, che sembrava tutta vuota la barchetta, ma invece e' piena di ferri e
di punte che fanno un male cane, a caderci addosso.
Mi tira su, mi fa vedere come si fa, e la volta dopo ci riesco quasi bene.
Che, in pratica, non ci si siede mai, ma si sta sempre in piedi, un po'
come in tram, c'e' anche una maniglia, e se vuoi ti puoi attaccare,
proprio come in tram. Solo che va molto piu' forte, e poi non ci sono le
fermate.
Cosi', per farsi un po' vedere, tira fuori anche il tubo davanti, quello di
tre metri e mezzo, e una vela rosa che sembra una mongolfiera. Andiamo cosi'
forte che il lago improvvisamente finisce, e bisogna tirare via tutto e
tornare indietro.
Sul piu' bello la barca si rovescia e noi due giu', in acqua.
Che si fa? Intanto ci saliamo sopra, cioe' sotto, sul sotto della barca che
adesso e' sopra, e sporge solo la pinna, che aveva messo dentro nel buco
prima di partire.
Ci attacchiamo alla pinna, ma non succede niente. Tira di qua, tira di la',
facciamo anche il trenino, lui davanti e io dietro, ma niente.
Intanto il vento ci spingeva sempre piu' in fondo, che il lago era finito
davvero, ancora poco e toccavamo la riva. Paura non ne avevo, pensavo, in
caso scendo e vado a piedi.
A furia a furia di stare attaccati e di fare il trenino, finalmente piano
piano si ribalta di nuovo, e quindi si puo' salire sopra dalla parte giusta.
Mi attacco ancora al tram, cioe' al trapezio, e dentro e fuori, dentro e
fuori, che alla fine le gambe non mi obbedivano piu', e entravo quando
dovevo uscire, e quando dovevo rientrare rotolavo.
Ma in un modo o nell'altro arriviamo al molo, e dopo che siamo scesi a terra
tutti mi guardavano un po' stupiti. Essi' che avevo i pantaloni alla
pescatora, e i lividi sulle cosce non si vedevano mica ;-)
* * *
(versione due)
Ieri sono uscito con mia moglie sul cinquemila.
C'era aria tesa, saranno stati almeno sei metri.
Appena fuori le dico dai esci, e quella se non lasco in fretta la randa mi
tira giu'. E' rotolata sottovento, s'e' fermata contro il vang, forse ha
preso
anche una bomata, ma ha detto che non s'era fatta niente.
Finalmente riesco a farle capire come regolarsi il trapezio e partiamo:
tutti e due sulla terrazza piu' esterna, gia' di bolina un po' poggiati
avremo fatto 20 nodi con sei metri d'aria reali, quando abbiamo alzato
il gennaker al lasco avevamo un apparente di otto metri, facevamo 25 nodi
tutti, spiattellavamo sulle onde come un aliscafo.
Il bompresso ho dovuto tirarlo fuori io, diceva che era troppo duro.
Bisogna che mi ricordi di portare una candela per lubrificare
le manovre, a volte puo' essere utile. Pero' il gennaker lo cazzava senza
problemi.
Siamo riusciti anche ad ammainare regolarmente, avevo appena orzato, ma
quell'imbranata ha aspettato troppo ad uscire, e anche se ho lascato tutto
siamo andati giu'.
La barca si e' messa subito a centoottanta, e come al solito abbiamo
faticato a tirarla a novanta. E' che siamo un po' leggeri, io e lei, e poi
era gia' stanca.
Cosi' ho dovuto imbragare la deriva con una scotta per aumentare la
leva, e siamo riusciti a tirarla su.
Mi spiaceva un po' per lei, perche' nella scuffia si e' lasciata andare a
peso morto contro le sartie, e poi contro il boma, e si dev'essere fatta
male. Pero' almeno non m'ha sfondato la randa.
Quando siamo ripartiti non ce la faceva piu', eravamo scaduti un bel po'
sottovento e cosi' abbiamo dovuto fare cinque o sei bordi, anche perche' non
se la sentiva di andare oltre la prima terrazza, e dovevo tenere la randa
lasca.
Pero' siamo rientrati discretamente, e dopo che l'abbiamo alata mi sono
sentito un po' in colpa: era piena di lividi, povera vecchierella...
(luglio 2000)
Eccola qua, la bestia: