Ah, le stelle...

 

 

Si è sempre da qualche parte: noi eravamo in montagna. Un paesino non ancora del tutto contaminato dal turismo di massa: l'Aprica venticinque anni fa, per esempio.

Il mio ragazzo era ospite a casa nostra. Languivamo nel tempo indefinito del dopo cena - la televisione ci annoiava disperatamente: mi propose una passeggiata. Fuori, il freddo tagliente della notte mozzava il fiato. L'aria secca portava in giro polvere di neve staccata dai tetti.

Appena in strada, disse:

- Guarda che bella stellata!

- Ah, sì, bella.

- Qui non ci sono le luci della città che sbiadiscono le stelle... Guarda là: è Orione.

- Dove?

- Proprio sopra di noi. Vedi, quella è la cintura, quella la spada, lì ci sono le spalle e là i piedi - disse sbracciandosi euforico.

- Veramente non vedo - risposi.

A dirla tutta, non riuscivo a vedere neanche le stelle di prima grandezza. Sono miope. No, non è vero: sono molto miope. E` ovvio che di mettere gli occhiali non se ne parlava: riflettono le luci, pesano sul naso - insomma, sono fastidiosi. E poi, diciamocelo pure, fanno subito racchia. Le lenti a contatto -dimenticatevele. Avete presente cos'erano le lenti a contatto, venticinque anni fa? Meglio un dito in un occhio.

E poi - insomma - anche se eravamo insieme da poco, lui lo sapeva, che ero miope. Al nostro secondo appuntamento non l'avevo riconosciuto. Per forza: lui per farsi bello si presenta con la macchina del padre, una BMW grigio metallizzato. Io mi aspetto la solita cinquecento blu. Così quando arrivo ai giardinetti non lo vedo, e tiro dritto. Allora lui si mette a fare <<psst psst>> per chiamarmi - ma che modi. Una ragazza seria - si sa - non risponde ai <<psst psst>> del primo pappagallo che passa: anzi, accelero dandomi un'aria di contegno, e infilo il viale dei giardini. Lui parcheggia - imprecando, mi pare quasi di sentirlo. Mi corre dietro per più di cento metri. Si vede che c'è rimasto male, sembra non credere alle mie proteste di miope innocenza.

Ma eravamo in montagna, in una notte di stelle senza luna:

- Come, non vedi? E` impossibile! Guarda là, Sirio, non vedi neanche quella!!

 Cominciava a spazientirsi, ma io che colpa ne avevo?

- Mah, forse quella un po' la vedo... - si capiva che lo dicevo solo per fargli piacere?

- Scusa, ma perchè non ti metti gli occhiali, allora!

- Li ho lasciati a casa (ma che domande, dico io: cosa me ne faccio degli occhiali, per una romantica passeggiata sotto le stelle?)

- Andiamo a prenderli!

- Se vuoi... - e il mio fu quasi un sospiro di rassegnazione.

 Quando ci vide rientrare, mia madre disse:

 - Già di ritorno?

 - No, usciamo di nuovo. Sono solo venuta a prendere gli occhiali.

 - Ah, andate al cinema?

 - No, andiamo solo a fare due passi.

Mi lanciò uno sguardo curioso, alzando tutti e due i sopraccigli. Io mi strinsi impercettibilmente nelle spalle, inclinando la testa e girando appena gli occhi per indicare il mio fidanzato, come a dire <<lo sai, no?>>.

- Chi è? - chiese mio padre dalla sala.

- E` la Bianca, ha dimenticato gli occhiali. Ma non va al cinema.

 Uscendo, notai che i miei si scambiavano occhiatine ammiccanti e divertite.

 - Vedi qualcosa, adesso?

 Avevo paura di deluderlo:

 - Ma sì, mi sembra...

 - Ecco, metti anche i miei.

 Inforcai i suoi leggeri occhiali da riposo sopra i miei fondi di bottiglia.

 - Va meglio, così?

 Non ne potevo quasi più.

 - Ah, sì sì, ora va meglio. Forse.

 Sirio lo vedevo abbastanza bene; forse la cintura di Orione. Ma l'Orsa maggiore, mi dispiace, proprio no.

 - Insomma, non capisco perché dovrei dire una bugia, e perchè tu ti debba arrabbiare per una cosa così...

 - Così come?

 - Così... così, insomma!

 - Ma porca miseria, ma come si fa ad andare in giro senza vedere un accidenti! Se incontri per strada tua madre, non la riconosci!

 - Ma mia madre è più cecata di me. Non se ne accorgerebbe neanche.

 Due giorni dopo, appena tornati a Milano, mi portò dall'oculista, e mi convinse a comprare degli occhiali adeguati. All'inizio, solo a camminare mi veniva da vomitare. Ma lui era tutto contento: già andando a casa mi interrogava sui numeri delle targhe delle auto un po' lontane, sui cartelli stradali, sulle insegne...

Oggi porto le lenti a contatto - be', sono migliorate, da allora, no?

E poi, sul soffitto della cameretta dei nostri bambini abbiamo incollato quelle stelline adesive e fosforescenti, e le abbiamo messe tutte al loro posto: Orione, l'Orsa Maggiore, la Polare, i Gemelli... così, quando distribuisco baci della buona notte - e spengo la luce - rivedo le stelle.

 

(Scritta a quattro mani con l'amico Marco Guagnelli) - Maggio 1997

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