Con una vecchia deriva Esse dalla Toscana alla Sardegna e ritorno

Siamo due caprerini di venticinque anni: Marco istruttore di vela dal 1975 e Bianca, assistente da due anni. Da lungo tempo nei nostri sogni c'era una vacanza diversa, una crociera lunga e indipendente, che ci portasse nei luoghi più belli della Sardegna, senza dover spendere cifre enormi. Durante l'inverno scorso abbiamo cominciato a pensare che, forse, sarebbe stato possibile effettuare la crociera con l'unica barca di cui disponevamo, la nostra vecchia deriva Alpa S Uffa Uffa.

Il passaggio dal pensiero al progetto e dal progetto all'esecuzione ci è sembrato naturale: già in febbraio compilavamo liste interminabili dei materiali, dei lavori da fare, e cercavamo di prevedere e discutere i possibili problemi che si sarebbero presentati in mare.

Abbiamo valutato a lungo l'opportunità di trasferire la barca sull'isola per mezzo di un traghetto di linea, ma alla fine abbiamo scartato questa idea per molte ragioni:

  1. La necessità di prenotare il posto barca + auto molti mesi prima ci impegnava troppo per la data di ritorno, che non potevamo assolutamente programmare.
  2. Il costo non indifferente del passaggio.
  3. La certezza che la relativamente breve traversata tra l'Elba e la Corsica (27 Mg.) non avrebbe presentato eccessive difficoltà, tenendo in debita considerazione i bollettini meteo e prendendo tutte le precauzioni necessarie.

(Si deve tener presente al riguardo che per traversate così impegnative occorre seguire scrupolosamente le norme di legge sulla sicurezza in mare delle imbarcazioni da diporto: navigazione oltre le 6 Mg. dalla costa).

Così, utilizzando tutto il nostro tempo libero, abbiamo effettuato una manutenzione straordinaria alla barca, stuccando e rinforzando lo scafo prima di riverniciarlo, revisionando tutta la ferramenta, le drizze e le scotte, riparando le vele, applicando due mani. di terzaroli alla randa e aggiungendo quei piccoli accorgimenti che ci suggeriva l'esperienza di crociera, cercando di rendere la nostra deriva il più possibile simile ad un cabinato, se non altro per l'attrezzatura di coperta e la sicurezza.

Un altro importante problema da risolvere sarebbe stato lo stivaggio del materiale, che prevedevamo abbondante: nella nostra vacanza non volevamo privarci di nulla che potesse servire al divertimento, come le maschere, le pinne ed il fucile, o al comfort, come i materassini gonfiabili o una buona provvista di Coca cola. Nel gavone di prua c'era abbondanza di spazio, però non era garantita l'impermeabilità, cosi' pensammo di utilizzare per i vestiti e i sacchi a pelo dei bidoni ermetici, grossi barattoli dl plastica da 30 litri. Questi bidoni venivano legati a poppa, ai due lati del timone, e non hanno mai lasciato entrare una goccia d'acqua. Per i viveri abbiamo utilizzato una grande scatola di latta contenente tutto l'occorrente per cucinare e barattoli per i cibi iniziati.

Per verificare la nostra preparazione e il nostro corredo, abbiamo provato a navigare durante alcuni fine settimana primaverili sul lago di Como, con la barca a pieno carico e dormendo in qualche spiaggetta nella nostra piccola canadese: il collaudo si è dimostrato positivo e piacevole. Nei giorni precedenti la partenza ci siamo procurati tutte le carte nautiche che potevano servirci ed abbiamo eseguito delle fotocopie, che si sono rivelate poi utilissime permettendoci di avere sempre a portata di mano la carta della zona senza timore di rovinarla o bagnarla, e gli originali imballati al sicuro nel gavone.

Non senza un certo batticuore, la mattina del 26 luglio siamo partiti da S. Vincenzo: il nostro. sogno stava diventando realtà, ma nonostante la nostra ferma volontà di farcela, non sapevamo ancora se il mare, che in fondo è un padrone severo, ci avrebbe concesso di compiere tutto il giro in un tempo ragionevole.

In realtà, tutta la prima parte della crociera è stata una vacanza stupenda, con venti spesso portanti, bel tempo e mare calmo. Dopo la traversata delle Bocche di Bonifacio abbiamo deciso di compiere il giro in senso orario, cioè dapprima la costa Est della Sardegna, che è ben ridossata al Maestrale, e per questo all'inizio è filato tutto liscio. I primi guai sono cominciati quando a Sud dovevamo risalire verso Ovest, doppiando Capo Spartivento e Capo Teulada. Già in questa zona abbiamo dovuto ricrederci sulla facilità della nostra vacanza, dovendo più volte fermarci ad aspettare che il tempo si facesse meno duro. Eravamo spesso costretti ad usare le mani di terzaroli: cercavamo di non forzare l'andatura per non sollecitare troppo l'attrezzatura e noi stessi, così' alle volte riducevamo tela piuttosto che stare in due al trapezio, che è molto stancante, specie per il timoniere; con i terzaroli la velocità diminuisce, però si è molto più sicuri.

In tutta la Sardegna occidentale è abbastanza difficile trovare spiagge o approdi ben ridossati al Maestrale, e il caso ha voluto che per tutto il periodo di ritorno, l'unico tipo di vento che abbiamo trovato sia stato proprio questo forte Nord-Ovest, che batte le coste sarde con violenza e onde molto formate. Ascoltavamo alla radio tre volte al giorno i bollettini meteo e sempre la situazione prevista trovava conferma nell'aspetto del mare e del vento, con nostra profonda costernazione. Per cui non abbiamo esitato a fermarci spesso, ogni volta che le previsioni non erano rassicuranti, fino a restare addirittura una settimana in un piccolo paese a Nord di Oristano, dove abbiamo fatto amicizia con delle persone molto simpatiche e ospitali.

Una delle note più piacevoli di tutto il nostro viaggio è stata proprio la simpatia della gente sarda, che incontravamo in tutti i posti dove ci siamo fermati: ogni sera era una nuova amicizia, un intrecciarsi di rapporti umani, che non credevamo cosi facile e che ci ha piacevolmente stupiti. L'unico problema che abbiamo dovuto superare praticamente tutti i giorni è stato l'alaggio della barca, specialmente in spiagge ripide, e quasi sempre abbiamo trovato il disinteressato aiuto della gente, giovani e vecchi, e tutti volevano sapere, ed ogni sera raccontavamo la nostra storia.

Quando non c'era nessuno in giro, e con i rulli gonfiabili non riuscivamo a tirare in secca la barca, interravamo l'ancora e la usavamo per fare paranco.

Alla partenza eravamo convinti di poterci fermare quasi ovunque, ma scoprimmo a nostre spese che è di fondamenta le importanza la scelta di una spiaggia ben ridossata per l'approdo e il varo. Il mare monta in fretta e le onde frangenti, anche se piccole, rendono difficili e pericolose tutte le manovre.

Dopo tutte le difficoltà incontrate nella costa Ovest, arrivare a Stintino e trovare un bel vento in poppa ci ha consolati, e ci siamo divertiti a far planare la barca con il massimo della velatura.

Ma ancora una volta il mare ci ha castigati per la nostra leggerezza: durante la nostra tappa più lunga, 54 Mg percorse in sole nove ore, al largo di Capo Testa una grossa onda frangente ci ha scuffiati. In pochi secondi abbiamo raddrizzato la barca e continuato a navigare, ma è stata un'esperienza sconvolgente. Rovesciarsi in mezzo al mare grosso, sapendo che non ci si può aspettare aiuto da nessuno, con la barca carica e pesante e molte miglia da percorrere prima di un ridosso, non è l'episodio divertente, emozionante o al massimo seccante, che di solito rappresenta la scuffia per un derivista: si arriva a temere per la propria vita.

Le onde che abbiamo trovato quel giorno alle Bocche erano le più grandi che avessimo mai visto: ingoiavano i traghetti di linea, facendoli scomparire nel cavo che doveva essere profondo più di dieci metri.

Da quel giorno in poi, per fortuna, potemmo navigare sempre ridossati dalla Corsica e non dovemmo temere altro che le calme piatte.

Le traversate dalla Corsica all'Elba e viceversa, contrariamente ai pronostici di tutti, non presentarono difficoltà; casomai la scarsità di vento le rese lunghe e noiose. Comunque nelle belle giornate la navigazione è a vista sin dalla partenza, e si incontrano molte navi e barche di tutti i tipi.

Appena messo piede a terra dopo 37 giorni, di nuovo a S. Vincenzo, abbiamo provato una grande soddisfazione: tutti ci prendevano per matti, ma siamo tornati sani e salvi, anzi, più sani, forti e abbronzati di prima.

E' vero, a volte abbiamo corso dei rischi, ma eravamo tranquilli di aver fatto tutto il possibile per la nostra sicurezza, e penso che chiunque vada per mare, con qualsiasi barca, prima o poi passi dei momenti difficili: tutto questo fa parte del gioco, e forse è anche per questo che amiamo questa vita. Certamente non consigliamo a persone inesperte o alle prime armi di fare un giro come il nostro: senza essere nulla di particolarmente difficile o pericoloso, necessita però di una certa esperienza di navigazione e di una seria conoscenza della meteorologia locale, nonché un grande spirito di adattamento ai disagi.

Se dovessimo ricomincia re oggi il nostro viaggio, l'unica cosa che aggiungeremmo è forse un motorino fuoribordo, che ci sarebbe stato utile nelle calme piatte, facendoci risparmiare qualche giorno. Per il resto la nostra organizzazione ci ha soddisfatti, probabilmente anche perché siamo persone che si sanno accontentare.

In questo momento, tornati alla vita di tutti i giorni, tra lo studio e il lavoro stiamo pensando alla prossima vacanza in barca: Corsica, Costa Azzurra, magari un salto alle Baleari … ne riparleremo l'anno venturo.

Settembre 1979.

 

DIARIO DI BORDO IN NUMERI

Totale miglia percorse: 718

Totale giorni impiegati: 37

Giornate di navigazione effettiva: 30

Totale ore di navigazione: 238h., 35m

Ore di navigazione giornaliere (media) 7h,32m

Percorrenza media giornaliera: 23,9 Mg

Velocità media: 3,01 kn

Tappa più lunga: da Stintino a Baia di S.Reparata, 54 Mg

Tappa più veloce: da Baia di S.Reparata a Favone, Corsica - 36 Mg - velocità media kn 6.5

 




 

ELENCO DEI MATERIALI A BORDO DELL'UFFA UFFA

Randa con due mani di terzaroli

Genova avvolgibile

Spinnaker con tangone

Scotte varie, 30 m. cima d'ormeggio o per ancore, altre cime varie

2 imbragature per trapezio, 4 trapezi (due per lato)

2 giubbetti salvagente

Bussola di rotta

2 ancore: un grappino da 2 Kg e una danfort da 8 Kg, 3 m catena

Bidone da 30 1. a chiusura ermetica contenente vestiti

Bidone da 25 1. come sopra contenente sacchi a pelo e materassini gonfiabili

Tenda canadese due posti

Scatola di latta con il necessario per cucinare (pentole, viveri ecc.)

Secchio con bombole, lampada e fornello camping-gas

2 taniche acqua 10 + 5 litri

Sacco con viveri di scorta e almeno 3 litri acqua minerale

2 mute - 2 maschere - fucile subacqueo - 2 paia pinne - pila subacquea

Bolentino e traina per la pesca

Borsa impermeabile rossa contenente soldi, macchina fotografica ed altre cose preziose, come radiolina AM, diario di bordo, necessario per cucire le vele e riparazioni varie, torcia elettrica normale, accendino, fotocopie delle carte nautiche, specchio, cerate leggere, magliette pulite per scendere a terra.

Borsa impermeabile blu contenente sestante, effemeridi nautiche, Quaderno dei calcoli, tavole a soluzione diretta, bussola da rilevamento, squadrette e matita, originali delle carte nautiche imballati ecc.

2 cerate complete pesanti - stivali e scarpe da tennis

Cassetta degli attrezzi e materiale vario di rispetto

Barattolo ermetico con pronto soccorso

2 rulli d'alaggio da 200 Kg cad. (rivelatisi insufficienti, li abbiamo integrati con uno nuovo da 400 Kg.)

Totale stimato sovraccarico: 90 Kg circa.

 

Torna alla home page